Come il denaro liquido è garantito dal metallo giallo conservato nei forzieri delle banche centrali, così i bit hanno un Fort Knox nei supporti metallici, ottici e magnetici che permettono la loro circolazione, e ancor più nei data center, telecom hotel e telehouse che ospitano e proteggono macchinari e impianti. Non è assolutamente vero, quindi, che alla nuova economia manchi il requisito della "fisicità".
La convertibilità aurea è solo un ricordo per un sistema, quello delle
monete, entrato da decenni in un regime di libera fluttuazione. Anche se l'oro
ha smesso per certi versi di contare o meglio di fungere come denaro, tutto
questo non esclude l'impiego del metallo giallo come riserva di valore. In altre
parole, l'oro è rimasto un bene che, diversamente dal denaro, sa conservare nel
tempo buona parte della sua capacità d'acquisto. E proprio in quanto "bene
assoluto", l'oro viene considerato prezioso e le riserve auree delle nazioni più
ricche vengono custodite in strutture ad altissima sicurezza. Con tutte le sue
implicazioni letterarie e cinematografiche, la presenza di un simbolo come Fort
Knox - il "vault" affidato alla custodia dei reparti corazzati statunitensi in
cui sono nascoste le circa 8.000 tonnellate di lingotti della riserva americana
- esercita ancora un grande fascino sull'immaginario collettivo. Sebbene le
conseguenze di una eventuale rapina del secolo o di un attentato simile a quello
escogitato dal malvagio Goldfinger contrastato dall'agente 007 sarebbero oggi
forse meno catastrofiche per il sistema monetario mondiale.
Per un'umanità
che da parecchi secoli si è abituata al valore intrinseco del metallo prezioso
(e pesante) è quasi ironico trovarsi attualmente davanti al fenomeno, esploso
soltanto negli ultimi cinque anni, del cosiddetto hosting delle attività di
Internet. In questa vasta categoria, che a sua volta è raggruppata nell'ancor
più ampio filone dei servizi di gestione dati esternalizzati (cioè il famoso
"outsourcing" informatico nelle sue molteplici declinazioni), ricadono attività
che l'osservatore impreparato potrebbe tendere di primo acchito ad assimilare
agli interessi tipici dell'industria alberghiera, piuttosto che a quelli del
settore delle telecomunicazioni.
E invece neologismi come "housing", "co-location" e perfino "tele hotels" non
si rifanno alla tradizione, anch'essa secolare, dell'ospitalità. Quelli erogati
dai data center allestiti dagli operatori di tlc e dagli Internet service
provider, sono servizi vitali non per l'affaticato viandante o il distratto
turista, ma per il buon funzionamento della net economy.
Se la moneta di
scambio di questa economia è l'informazione, rappresentata dall'impalpabile bit,
per una serie di circostanze questo bene ha smesso di essere, a ben guardare,
del tutto incorporeo come la celebre distinzione negropontiana tra atomi e bit
vorrebbe farci credere.
Anzi, l'esistenza stessa dei data center dimostra
che il moderno oro di Internet ha una sua fisicità. Si tratta di una fisicità
indiretta, che pertiene non tanto al dato in se stesso quanto piuttosto ai
supporti (metallici, ottici, magnetici) attraverso i quali le informazioni
vengono raccolte, elaborate, trasportate e memorizzate. Ma si tratta pur sempre
di una qualità che finisce per avere una sua consistenza, un certo peso. Se
vogliamo, il concetto del denaro sta all'oro (oppure, in epoca di non
convertibilità, alla cartamoneta) come il bit sta ai computer, ai dischi e alle
infrastrutture che li contengono. Come l'oro, la moneta digitale occupa insomma
uno spazio circoscrivibile; e in quanto tale può essere salvaguardata in
funzione del suo valore intrinseco. Che purtroppo non è inalterabile come quello
dell'oro, ma può essere molto, molto elevato.
1.
Quello che inizialmente sembrava un problema di connettività si
è oggi trasformato in una questione un po' diversa. A lungo gli esperti hanno
paragonato la cosiddetta larghezza di banda, cioè la capacità di trasportare
grandi volumi di informazioni, all'equivalente del petrolio della rivoluzione
industriale digitale. L'economia della rete bruciava e continua a bruciare
grandi quantità di banda. Ma nel giro di pochi anni la tecnologia ha dato una
grossa mano, con sistemi come il Dense wavelenght division multiplexing (Dwdm),
riuscendo in pratica a moltiplicare la capacità delle infrastrutture esistenti.
Chi attualmente controlla un cavo in fibra ottica ha a disposizione una
risorsa elastica, in grado di garantire più capacità di quella inizialmente
prevista, senza tuttavia intervenire sulla natura del cavo stesso. Con il Dwdm,
il cavo che prima trasportava un solo fascio luminoso di una certa larghezza di
banda in futuro potrà accogliere un numero significativo di questi fasci di
luce, ciascuno contraddistinto da una lunghezza d'onda, e quindi da un colore
diverso.
Di colpo, l'interesse si è spostato da una quantità incorporea come
la banda a un parametro assai più tangibile. Nel momento in cui numerose
attività commerciali e finanziarie vengono svolte attraverso un sito Internet
(senza contare poi i sistemi informativi che aiutano a tenere in piedi le realtà
industriali cosiddette "brick and mortar", anche le meno virtuali), le macchine
e gli apparati su cui "girano" questi siti hanno sempre più bisogno di spazio
fisico. Spazio e servizi a valore aggiunto. Devono cioè essere continuamente
sorvegliati, gestiti, aggiornati, accuditi in caso di guasto.
Tutto questo viene in misura crescente delegato a operatori del tutto esterni
alle imprese che detengono il controllo nominale dei siti (o del sistema
informativo aziendale). Si tratta appunto degli operatori dei data center,
luoghi concepiti in modo da poter ospitare per conto terzi decine, addirittura
centinaia di anonimi computer, a ciascuno dei quali sono affidati l'esistenza e
il corretto funzionamento di uno o più siti. A loro volta gli operatori dei data
center devono risolvere notevoli problemi di spazio e di sicurezza - sia logica
sia fisica - delle macchine che vengono loro affidate.
Insomma, dopo tanto
parlare di virtualizzazione, di morte della geografia e della distanza, di
incorporeità del capitale produttivo, oggi si scopre che una parte consistente
dell'economia di Internet è influenzata da parametri old economy come il valore
degli edifici, o la loro capacità di resistere alle intrusioni e agli incendi,
perché il disco di un computer trafugato o peggio ancora fuso dal calore si
traduce in una grave perdita finanziaria. Proprio come accadeva all'epoca delle
varie rivoluzioni industriali, dove il padrone del capannone o il proprietario
del terreno sul quale esso veniva costruito dettava legge.
2.
La metafora di Fort Knox come luogo impenetrabile e al tempo
stesso fondamentale per la sussistenza dell'economia oggi si può applicare agli
edifici - per ironia della sorte spesso dislocati in aree periurbane e suburbane
di passata industrializzazione - che custodiscono i server e gli apparati di
rete; questi alimentano, senza sosta, le vetrine e gli uffici virtuali delle
aziende, tanto dei protagonisti dell'industria tradizionale come delle più
giovani dot.com.
«Fino a poco tempo fa - scriveva nel luglio del 2000 la
società di ricerche Ovum - i telecom hotel erano luoghi i cui ospiti, gestori
telefonici e Isp, "prenotavano una stanza" per meglio interconnettere le loro
reti e condividere le dorsali di traffico. Oggi queste strutture sono diventate
un elemento vitale, un cuore pulsante di Internet. Un fattore capace di
accelerare il passo verso la nuova "e-conomia" basata sul protocollo Ip». E
l'analista di Ovum, Stephen Young, sottolinea: «I gestori che si trovano a dover
affrontare il problema dei prezzi in caduta libera della banda si affidano alla
costruzione dei data center per salire i gradini della scala del valore,
fornendo ai loro clienti servizi di hosting e Asp (Application service
provision). Per i gestori i telecom hotel sono diventati un fattore
imprescindibile, che li costringerà a sviluppare nuovi modelli di business non
più basati sulla connettività, bensì sui servizi».
Nello stimare in quasi 56 miliardi di dollari il valore dei data center e dei
servizi di colocation nel 2005, Ovum sottolineava anche che questa torta «non
sarà prerogativa esclusiva dei gestori di telecomunicazioni. In questo momento
stanno emergendo molti altri nuovi player interessati a mettere a disposizione
degli utenti uno spazio in cui installare i loro server: società immobiliari e
imprese di costruzione, fornitori di servizi informatici, operatori e
distributori dei contenuti».
Forse è giunto il momento di analizzare in
maniera più dettagliata che cosa sia un data center e quali siano le motivazioni
alla base dell'interesse nei confronti di queste particolari infrastrutture. La
pletora di termini che ormai circolano nella letteratura specializzata intorno
al fenomeno data center, telecom hotel (prendiamo per buona l'espressione
utilizzata da Ovum) e telehouse (una dizione alternativa e forse più diffusa) si
spiega in realtà con l'abbondanza di funzionalità e servizi che vengono
concentrati all'interno di queste strutture. Strutture che in origine si
distinguevano abbastanza nettamente in due categorie oggi convergenti: una
riferita essenzialmente ad attività di tipo informatico; l'altra propria della
nascente industria delle telecomunicazioni ex-monopolistica.
Per i carrier di telecomunicazioni la telehouse è un edificio
destinato a ospitare gli apparati per la interconnessione delle reti telefoniche
e di trasporto dati. Per l'utenza informatica, in particolare quella che si
affida alle infrastrutture e ai servizi di rete, il data center nasce
storicamente in ambito aziendale proprio per soddisfare le esigenze di sicurezza
fisica dei sistemi informativi. A differenza delle telehouse, spesso localizzate
vicino alle centrali di commutazione urbane dei gestori dominanti in modo da
facilitare l'interconnessione con le reti emergenti, i vecchi centri di
elaborazione dei dati venivano costruiti in zone isolate, lontane dai quartieri
generali delle società, dove i grandi computer potevano essere protetti e
facilmente alimentati, anche in caso di disastro o di black-out elettrico.
La grande spinta iniziale di Internet ha moltiplicato il numero di aziende
altamente informatizzate, una realtà variegata per la quale si può
tranquillamente affermare che il computer coincide di fatto con l'attività di
impresa. Ma un centro elaborazione dati è un asset estremamente costoso e
difficile da gestire. Un capitale critico per l'azienda, ma che non tutte le
aziende possono permettersi di controllare direttamente. Da qui deriva la forte
tendenza alla condivisione di un' unica infrastruttura, che ha fatto la fortuna
degli operatori in outsourcing.
3.
Torniamo alla documentazione fornita da Ovum per spiegare che
cosa si trova all'interno di un telecom hotel inteso nel senso più attuale, alla
confluenza dei due filoni appena descritti e oggi convergenti. La prima
caratteristica di queste particolari strutture è di tipo progettuale. Questi
"spazi attrezzati" devono essere pensati con l'obiettivo di rendere il più
fluido possibile il funzionamento degli apparati che verranno installati al loro
interno. Un data center si può costruire ex novo, o in alternativa si può
scegliere di ristrutturare un edificio già esistente. Due opzioni entrambe
valide e molto costose.
Va da sé, ovviamente, che l'edificio in questione
deve garantire elevati livelli di sicurezza e di affidabilità interna (controllo
degli accessi, barriere anti-intrusione, sistemi anti-incendio) ed esterna
(alimentazione elettrica ridondante, connettività da e verso uno o, quasi
sempre, più gestori).
Una volta allestite, nelle strutture troveranno posto
i seguenti elementi o livelli di servizio:
Spazio - Si tratta di spazio nel senso immobiliare del termine: un luogo in cui poter installare una serie di apparati di comunicazione (switch e router in particolare), calcolo e archiviazione.
Colocation - La capacità di interconnessione di reti (di trasporto o accesso/distribuzione) a larga banda è una delle caratteristiche fondamentali dell'offerta delle telehouse e dei più moderni telecom hotel. Se il data center viene gestito da un operatore di telecomunicazioni, è probabile che la connettività venga erogata dal proprietario stesso. Ma esistono anche data center indipendenti, non legati a questo o quell'operatore e in tal caso l'aspetto della colocation si traduce nella presenza simultanea delle connettività verso tre, cinque o molte altre dorsali.
Apparati pre-installati - L'installazione di equipaggiamento a beneficio del cliente viene offerta da alcuni operatori a titolo gratuito, per incentivare l'uso dei servizi e degli spazi di colocation. Alcuni si limitano per esempio a realizzare armadi e scaffalature metalliche, i "rack", che il cliente provvederà a riempire con i propri apparati e server. Altri operatori installano gli apparati di commutazione e di bilanciamento dei carichi che assicurano la disponibilità di un livello di servizio ancora più elevato. Possono inoltre continuare a valere certe distinzioni. Un telecom hotel può essere ottimizzato per accogliere i dispositivi di interconnessione tra operatori telefonici in voce. Altri data center saranno invece dominati dal traffico dati e Internet.
Hosting e housing - Un data center deve essere soprattutto in grado di accogliere clienti che scelgono di installare un server di loro proprietà all'interno della struttura. Una parte di questi server viene invece gestita direttamente dall'operatore del data center (o da un suo cliente) per l'erogazione di servizi di puro hosting: l'offerta di uno spazio web che vive su una macchina altrui, ma può tuttavia essere utilizzato a piacimento per la realizzazione di pagine personali o piccoli siti aziendali. Vi sono operatori che ampliano e complementano le normali competenze previste da un servizio di hosting realizzando dei veri e propri servizi di "full facilities management", comprendenti per esempio la gestione e il monitoraggio dei siti.
Application service provisioning - Il data center è ormai l'infrastruttura di appoggio preferenziale per chi fornisce servizi di tipo applicativo, cioè mette a disposizione dei clienti attraverso una connessione di rete l'accesso a programmi software che vengono utilizzati sulla base di vere e proprie formule di affitto, come alternativa al tradizionale acquisto e installazione del software su un computer interno all'azienda.
4.
Il perché del successo di queste iniziative - al di là della
contingente situazione di generale rallentamento del quadro economico delle
dot.com e dei carrier - è presto detto. Quando il computer diventa lo strumento
fondamentale dei propri affari e questo computer deve per giunta mantenere un
costante collegamento verso la rete, è ancor più fondamentale che tutto funzioni
senza il minimo intoppo. Gli eventuali problemi devono essere risolti
tempestivamente e la regolarità dei servizi ripristinata. Assicurare questa
continuità è un obiettivo dai costi sempre più elevati, in termini sia
finanziari sia di competenze tecniche e umane. Un onere che andrebbe comunque ad
aggiungersi all'investimento iniziale in apparati e sistemi software.
Il
discorso degli outsourcer è molto chiaro. Qualunque sia il livello di servizio
richiesto, dal modesto spazio per una pagina web personale al complicato sito di
trading on line, non è necessario che l'indispensabile infrastruttura risieda
presso la sede del cliente. Lo spazio attrezzato del data center è la soluzione
ideale per distribuire il peso finanziario dell'investimento e diluire gli
effetti della grande scarsità di risorse umane che ha colpito fortemente il
settore high-tech. Un unico centro è in grado di garantire a tutti un
determinato spettro di servizi a costi infinitamente minori rispetto alla somma
totale dei singoli investimenti in soluzioni proprietarie.
Contrariamente al senso comune, affidare i propri affari on line a strutture
di questo genere rappresenta una decisione vincente proprio dal punto di vista
della sicurezza e della confidenzialità dei dati. Garantire una soglia minima di
sicurezza informatica è un compito più facile quando la gestione dei processi si
inquadra in una strategia rigorosa e centralizzata. Come è, presumibilmente, il
protocollo difensivo in vigore nei reparti militari che sorvegliano Fort Knox.
La vera differenza è che nell'economia digitale il modello Fort Knox - esclusivo
e ripetibile solo nel caso di altre riserve auree nazionali - viene in realtà
replicato attraverso una moltitudine di operatori e di dislocazioni geografiche,
per poter meglio servire un tessuto imprenditoriale enormemente
complesso.
Chi sono i protagonisti di questa nuova tipologia di offerta?
Innanzitutto i grandi gestori internazionali che controllano le dorsali di
Internet. Pensiamo per esempio a nomi come Uunet (Worldcom), At&t, Cable
& Wireless, Genuity e operatori specializzati in data center del tipo di
Exodus, Digex, Level3. In Italia, il settore si è sviluppato intorno a pochi
pionieri, come l'ex dominante Telecom o il dinamico Isp milanese I.Net,
appartenente alla sfera di influenza di Etnoteam (che offre anche avanzati
servizi di facilities management attraverso la controllata Etnoteam.com). Il
settore vede la presenza di alcuni Isp pan-europei, come Cybernet, e iniziative
dotate di forte contenuto innovativo come i data center dell'operatore Blixer o
quelli che sono stati pianificati per quest'anno dalla joint-venture tra
Edisontel e Pirelli, Epictel.