Domenico Vulpiani

La lotta ai criminali on line
si combatte anche in maschera

Per contrastare hacker, truffatori e pedofili che operano in rete, la Polizia delle comunicazioni ha compiuto un forte sforzo di modernizzazione. Il direttore di questo importante servizio descrive qui metodi e mezzi adottati per impedire i reati telematici. Per identificare i colpevoli si ricorre talvolta a simulazioni e trabocchetti: ormai anche la tradizionale attività "sotto copertura" è elettronica.

1.
La sicurezza in rete è un obiettivo da non trascurare. Spesso si ha la sensazione di non riuscire a dare una definizione assoluta del termine sicurezza, del quale tuttavia comunemente si abusa in incontri e dibattiti.
Gran parte delle difficoltà nascono dalla vaghezza di questi termini utilizzati spesso in maniera imprecisa o generica. Ci troviamo infatti di fronte a una tipica situazione di compromesso. E' come pretendere la sicurezza assoluta da un'automobile: significherebbe non farla circolare. Analogamente, quando si parla della sicurezza delle reti e della sicurezza dei dati che vi transitano, istintivamente si pensa alle caratteristiche tecniche delle reti stesse, all'affidabilità dei protocolli utilizzati, all'efficacia degli algoritmi di crittografia. E, benché rassicurati dalla sofisticata evoluzione tecnologica, si rimane con un vago senso di insicurezza e di ansia.
Quello che molti di noi hanno dimenticato è che dietro ogni macchina, che sia da calcolo o sportiva, medica oppure industriale, si cela l'uomo, l'anello debole della catena, che non corrisponde ai criteri preimpostati delle macchine e perciò risulta del tutto imprevedibile, spesso pilotato - com'è - dai propri sentimenti o dai propri bisogni.
E' per questo che non si potrà avere una reale sicurezza senza una cultura della sicurezza che dovrebbe permeare ogni aspetto del vivere civile. Nel mondo virtuale poi c'è il concreto rischio che una eccessiva sicurezza dal punto di vista tecnico possa trasformarsi in un perfetto e inespugnabile strumento nelle mani di ragazzi inconsapevoli o di criminali ben addestrati.

Non vanno inoltre dimenticati i costi che l'introduzione di norme di sicurezza estremamente restrittive comporta. A volte potrebbero scoraggiare l'attività di molte piccole aziende. Ma soprattutto rischierebbero di essere tranquillamente disattese, oppure osservate soltanto da un punto di vista formale.
Imparare quindi a conoscere le reti e i sistemi di comunicazione, apprezzare ciò che di buono fanno circolare e sentire il dovere morale, oltre che giuridico (come vedremo in seguito) di denunciarne ogni uso improprio, distorto o illecito, è il primo passo per riacquistare una benefica sensazione di sicurezza.
E' vero: la grande famiglia virtuale è un mondo immenso, spesso anonimo, a volte anche un po' ostile, nel quale ci si può smarrire (come quando, dopo aver digitato, su un motore di ricerca, la parola "medicina", si vedono saltare fuori oltre 250.000 siti consultabili). Perciò tutelare l'utente da tutte le possibili illegalità nel settore informatico e delle telecomunicazioni non è certo un proposito di poco conto. Non soltanto perché il campo dell'illecito può essere molto esteso, o perché le continue innovazioni offerte dal mercato rendono sempre più agguerrito il fronte del crimine telematico. Il punto è che nel mondo delle telecomunicazioni trovano espressione tutte le libertà giuridicamente tutelate: libertà di pensiero, di associazione e di espressione politica, libertà di iniziativa economica e di impresa, libera scelta nelle transazioni commerciali. Anzi, la realtà della vita civile si rispecchia con ancor più forza nella realtà virtuale delle reti di telecomunicazioni.

Ciò non toglie che anche la libertà di comunicazione interpersonale sulle reti possa essere assoggettata, per intervento dell'autorità giudiziaria, a limiti funzionali, nel rispetto di obiettivi costituzionalmente rilevanti come la repressione dei reati.
Non è difficile vedere la folla di problemi posti al diritto dal crescente utilizzo delle nuove tecnologie: il contratto, la prova, la moneta elettronica, le frodi e gli accessi non autorizzati, la tutela del diritto d'autore e della privacy sono alcuni esempi dei settori sui quali si è incentrata l'attenzione del legislatore e dell'opinione pubblica. Non meno importanti le implicazioni nel campo del diritto pubblico. La legge riconosce ormai validità giuridica a ogni atto, documento o contratto realizzato con strumenti informatici o telematici: si pensi alla possibilità di ottenere per via telematica certificati personali, di presentare, con lo stesso sistema, dichiarazioni inerenti i propri redditi; o all'ipotesi del voto elettronico esprimibile da qualsiasi parte del globo.

2.
In tale ottica si inserisce la previsione e l'istituzione, del tutto innovativa per l'Italia, degli "organi garanti", che hanno il compito di regolamentare e sorvegliare i mercati e di vigilare sull'applicazione della normativa in difesa degli utenti, ricorrendo anche all'esercizio del potere sanzionatorio .
Nel contempo le operazioni condotte dalla Polizia di Stato contro la criminalità informatica da una parte avevano messo in risalto la crescita del fenomeno ma dall'altra avevano contribuito a sottolineare la limitatezza delle norme e avevano portato alla luce l'esigenza che a un settore così delicato e dinamico fosse preposto un organo investigativo specializzato. Nel 1998 il dipartimento della Pubblica sicurezza costituiva il Servizio di polizia postale e delle comunicazioni attribuendogli compiti di prevenzione e di repressione nei confronti dei fenomeni criminali legati ai vari sistemi informatici e telematici1.
Le nuove tecnologie stanno rivoluzionando le economie e le società dei paesi maggiormente industrializzati. Lo sviluppo della società dell'informazione è fondamentale per la crescita economica e ha profonde implicazioni sotto il profilo sociale e giuridico. In questo contesto, si è parallelamente sviluppato un insieme di nuovi comportamenti criminali ai danni sia di singoli soggetti che dell'intera collettività.

Oggi la criminalità può realizzare cospicui guadagni lasciando solo labili tracce dell'attività delittuosa. E' inoltre favorita dalla transnazionalità e sta diventando una minaccia proprio per i paesi che più fanno ricorso alla tecnologia.
Le infrastrutture informatiche e delle telecomunicazioni sono un possibile elemento critico delle nostre economie. Presentano infatti punti vulnerabili e offrono lo spunto a comportamenti criminali nuovi e in continua evoluzione, che possono assumere una grande varietà di forme.
Purtroppo non vi è alcun dubbio che i reati informatici possano costituire un pericolo per gli investimenti e le attività degli operatori del settore, e rappresentino un attacco alla sicurezza dei cittadini e alla loro fiducia nella società dell'informazione. I fenomeni criminali infatti si sviluppano sfruttando le debolezze intrinseche dei sistemi informatici. Perciò l'attenzione di chi ha il compito di contrastare le attività illegali è diretta appunto a individuare i "varchi" che più appaiono scarsamente tutelati. L'esperienza investigativa in questo campo ha infatti permesso di verificare che le reti accessibili da remoto costituiscono l'ingresso privilegiato dei criminali informatici.

3.
La figura di maggior rilievo nel mondo della criminalità informatica è quella dell'hacker2. Il suo impegno principale è tenersi costantemente aggiornato, mediante discussioni che avvengono su appositi canali Irc, messaggi sui newsgroups, consultazione di siti web. L'hacker è sempre assolutamente informato sui vari errori di programmazione presenti nei diversi sistemi operativi. Questi errori sono denominati "bug" (bachi: come il millennium bug dell'anno 2000); basta conoscerli ed è facile - tramite appositi applicativi chiamati "exploit" - sfruttarli per penetrare all'interno dei sistemi.
La competizione tra l'amministratore di sistema e l'hacker è sempre aperta. Quando l'hacker scopre un bug, l'amministratore del sistema risponde creando un applicativo, il cosiddetto "patch", che elimina il difetto sfruttato dall'hacker.
Quali motivazioni spingono un hacker ad agire? La curiosità, il gusto della sfida, prima di tutto. E' questa la pulsione fondamentale, che lo induce a non desistere fino a quando non ha raggiunto il proprio obiettivo. L'hacker si considera protagonista di una permanente gara di abilità con gli amministratori e le misure di sicurezza di un sistema.

Ma, oltre al gusto della sfida, contano altri fattori. Il rifiuto (anche a scapito della sicurezza dello Stato) di qualsiasi regola che limiti la libertà della persona. La sfiducia totale nelle istituzioni dello Stato. L'odio viscerale per tutto ciò che rappresenta il capitalismo e la globalizzazione. Infine il desiderio di affermazione personale, da soddisfare con atti clamorosi sia negli effetti sia nella risonanza nell'ambiente informatico e sui mass media. Perché poi, all'apice di tutti i sogni, c'è quello di accrescere la propria fama personale, addirittura a livello internazionale. Anche in Italia si assiste a una sempre maggiore diffusione delle conoscenze informatiche; queste arrivano ormai anche in ambienti criminali tradizionali, ove i delinquenti comuni commettono crimini servendosi di tecniche e apparecchiature informatiche (anche sofisticate).
Fra i comportamenti criminali che destano maggiore allarme tra gli utenti dei mezzi informatici, vi sono gli accessi abusivi ai sistemi informatici sia pubblici che privati.
Gli attacchi più frequenti e recenti rivolti contro i sistemi informativi sono del tipo "denial of service" oppure "netstrike" o "defacement". Questi tipi di attacco mirano a impedire al legittimo utente di utilizzare il sistema. Vengono usate più macchine che operano insieme per attaccare una rete o un sito.
Gli attacchi provocano un così elevato extra-traffico sulla rete che il traffico legittimo trova enormi difficoltà a raggiungere la sua destinazione. Nei mesi di maggio, giugno e luglio dello scorso anno si sono verificati numerosi attacchi telematici ai danni di siti web che facevano capo ai principali siti istituzionali italiani. Per fronteggiare l'emergenza, è stata molto utile la presenza di personale del nostro Servizio: abbiamo coordinato le operazioni di monitoraggio dell'evento, vigilando per scoprire se l'attacco fosse propedeutico ad altri progetti criminali, così da poterli prevenire e sventare.

Dei reati informatici si occupa la legge n 547 del 23 dicembre 1993, che ha introdotto nuove figure di reato e ha ampliato gli strumenti investigativi che sono a disposizione delle Forze di polizia, apportando delle modifiche e aggiungendo anche nuovi articoli al codice penale e a quello di procedura penale. La normativa ha poi recepito segnali provenienti dal mondo delle tecnologie informatiche e telematiche, definendo nuovi profili di responsabilità penale.
In genere le intrusioni sono compiute soltanto per curiosità e senso di sfida, ma a volte hanno invece uno scopo chiaramente criminale. Si tratta allora di ricatti, sottrazione di numeri di carte di credito, spionaggio e sabotaggio industriale e militare3. Si consideri inoltre che le raffinate conoscenze acquisite da alcuni hacker, se poste al soldo della criminalità organizzata e delle organizzazioni terroristiche, possono dar luogo a seri rischi per l'ordine e la sicurezza pubblica.
C'è da dire inoltre che, mentre all'inizio erano dedite all'hacking solo persone con buone capacità tecniche, ora (poiché stanno proliferando sulla rete Internet siti dai quali è possibile prelevare utility) penetrare nei sistemi è una prova alla portata anche di un utente con medie conoscenze; per questo motivo il fenomeno tende a diffondersi notevolmente.

4.
Particolare allarme sociale desta la diffusione dei "virus". L'esperienza investigativa sinora maturata dalle Forze di polizia impegnate in questo particolare settore, permette di affermare che le illecite intrusioni e i danneggiamenti di sistemi informatici per mezzo di virus sono in costante aumento.
Gli attacchi telematici, molti dei quali hanno la capacità di autoriprodursi e propagarsi autonomamente, possono essere divisi in due grandi categorie: distruttivi e intrusivi. I primi provocano una effettiva "distruzione" parziale o totale dei dati contenuti in sistemi informatici, e talvolta mettono fuori uso il sistema. Gli attacchi intrusivi, denominati comunemente "rootkit", sono micidiali. Si tratta di pacchetti software creati da hacker e composti da programmi, detti troiani (per analogia con il cavallo di Troia4), che, una volta installato il rootkit, si sostituiscono ai programmi originari, mantenendone alcune proprietà (nome, data e grandezza) e perciò non vengono scoperti. Sono una gravissima insidia anche perché consentono all'intruso di rimanere invisibile all'interno del sistema. Esistono "rootkit" per quasi tutti i sistemi operativi utilizzati in rete.

L'immagine di un computer che prova freneticamente tutte le possibili password per forzare il blocco di login di un sistema è divenuta, probabilmente anche grazie al cinema, lo stereotipo dell'attacco a un sistema informatico.
In realtà, numerosi sono i tipi di attacchi sferrati dagli hacker, tra i quali quello utilizzato più frequentemente, anche perché fra i più semplici, è lo "sniffing", che consiste nel monitorare il traffico sulla rete riguardante un determinato sito, per trovarne i punti deboli e quindi aggredirlo. La migliore difesa è criptare i messaggi da proteggere. In questo caso l'hacker non potrà accedere alle informazioni contenute nel messaggio, a meno che non riesca a forzare il sistema criptografico.
L'attacco simulativo si ha viceversa quando l'hacker si inserisce tra i due soggetti di una conversazione, e li impersona entrambi. Questo è un tipo di attacco particolarmente insidioso, in quanto chi comunica delle informazioni riservate in realtà le invia all'impostore e non al loro vero destinatario.

5.
Per prevenire le attività criminali è opportuno aumentare la sicurezza delle infrastrutture informatiche e telematiche e incoraggiare l'uso di meccanismi di allertamento veloce e gestione crisi. Dal canto loro, le Forze di polizia preposte alla lotta alla criminalità informatica hanno già predisposto opportuni strumenti d'intervento e sviluppato un'adeguata formazione tecnica del personale addetto. Considerata la transterritorialità dei reati informatici, è indispensabile aumentare i già stretti rapporti di collaborazione tra le Forze di polizia degli altri paesi per ridurre al minimo i tempi d'intervento.
Il Servizio di polizia postale e delle comunicazioni ha utilmente investigato su numerosi defacement avvenuti ai danni di siti istituzionali. Si è trattato della sostituzione della home page con altra contenente frasi in lingua portoghese. I testi delle home page immesse dagli "attaccanti" avevano in comune una serie di riferimenti a un gruppo di hacker brasiliani.

Le successive indagini hanno permesso di appurare che effettivamente questi gruppi di hacker avevano operato recentemente una considerevole quantità di attacchi a server web che riconducevano a dominii come: .com, .gov, .br, .us, .edu, .it. Si è provveduto, quindi, ad acquisire i file di log di ciascun server interessato, giungendo alla conclusione che il sistema operativo di tutti i server attaccati era Ms-Windows Nt 4.0 e il programma incaricato della gestione del server web era a sua volta Ms-Iis (Internet information server).
In tutti i file di log dei vari enti ricorrevano chiamate alla particolare libreria di sistema msadcs.dll, provenienti da indirizzi Ip non conosciuti. Da ciò si deduceva che la debolezza sfruttata dagli hacker era quella dovuta a un difetto del componente Rds (Remote data service) dei Mdac (Microsoft data access component) già segnalata, tra l'altro, dalla stessa Microsoft con i security bulletin Ms98-04 e Ms99-025.
Dalle ricerche per reperire il maggior numero di informazioni su quella "debolezza" si apprendeva che il problema riguardava in particolare il comportamento del database engine Microsoft Jet che consente l'esecuzione di comandi inseriti in query provenienti da client remoti sul server web. Praticamente era possibile impartire comandi al server web, direttamente dal browser che si stava utilizzando. L'attenta analisi dei file di log dei server attaccati ha permesso di riscontrare con esattezza il momento preciso in cui è stato creato o immesso il file che ha sostituito la vera home page.

Nel caso specifico, l'hacker non sapeva quale tipo di indicizzazione avesse il server web attaccato e quindi ha creato dei file con i nomi standard usati dai server web: default.html, index.asp, index.htm, index.html. Confrontando la data e l'ora di creazione di quei file con le chiamate riscontrate nei log a quella specifica .dll, si può ragionevolmente affermare che sia stato l'Ip address corrispondente a creare i file incriminati.
A rendere complesse le indagini su questi fenomeni ha contribuito il fatto che l'utilizzo di tale tipo di attacco è agevolato da molti fattori. Trattandosi di query http, anche un firewall ben strutturato le lascerebbe passare inosservate; e spesso i log riportano solo chiamate lecite di sistema, difficili da individuare.
I computer crime sono però difficili da provare perché gli elementi probatori hanno una vita particolarmente breve: gli amministratori di sistema cancellano periodicamente i file di log, contenenti tracce delle sessioni avvenute e dell'utente che le ha realizzate. Perciò è determinante una stretta collaborazione fra Forze di polizia e aziende, per attingere quante più informazioni è possibile in merito ai crimini informatici .
Bisogna creare un cultura nuova fra i cittadini, diffondere la piena consapevolezza della illegalità di certi comportamenti. E' infatti ancora diffusa l'idea che i crimini informatici non siano quasi mai da considerare reati gravi e perciò non abbiano rilevanza penale. Notevoli passi avanti sono stati fatti però in questo campo: grazie all'opera efficace condotta dalle Forze di polizia è aumentata la fiducia dei cittadini nelle istituzioni se il numero delle denunce di crimini informatici è aumentato di quasi il 200%. Si è passati infatti dalle 47 indagini avviate nel 1999 alle 136 dell'anno 2000; le segnalazioni a organi di polizia stranieri sono state 63 nell'ultimo anno. Anche i risultati investigativi hanno subito un deciso incremento.

6.
L'inventiva degli hacker5 ha trovato forse la sua massima espressione nel settore della telefonia, sia fissa che mobile. I phreakers o phone-phreakers sono hacker i quali prediligono il settore telefonico: il loro obiettivo è truffare le compagnie telefoniche costruendo circuiti elettronici che riescono a confondere i centralini. A partire dagli anni Novanta, gli espedienti per addomesticare il software degli apparati di telefonia hanno cominciato a diffondersi nella rete e a essere messi in pratica anche da non addetti ai lavori, moltiplicando le truffe a danno dei gestori di telefonia e dei loro utenti.
Il telefono cellulare è uno strumento gestito e organizzato da un software che è modificabile o comunque sostituibile. Si capisce perciò che tutti gli strumenti tecnologici impiegati per fornire i servizi di comunicazione, in quanto gestiti da sistemi informatici, possono essere oggetto di illecite intrusioni6. Come? Attraverso i sistemi di rete informatizzati che gestiscono le centrali telefoniche, le quali ormai funzionano totalmente con tecnologia digitale; ma anche attraverso i terminali (cabine pubbliche, telefoni fissi o cordless e soprattutto attraverso i radiomobili). Tra gli obiettivi più appetibili (per gli hacker telefonici) i centralini delle grandi società o, ancora meglio, degli enti e istituzioni pubbliche dove la mole di traffico telefonico è tale che le telefonate abusive possono essere scoperte solo dopo molto tempo. Gli hacker ottengono il controllo del personal computer che gestisce le linee telefoniche inserendovi uno dei cosiddetti programmi "troiani", per poi procedere alla scansione intervallata di blocchi di numeri telefonici individuando le numerazioni abilitate alle telefonate internazionali. Anche l'interposizione di password o di codici abilitativi viene agevolmente superata attraverso appositi programmi di decodificazione.

7.
Una delle operazioni di Polizia giudiziaria di maggior risalto fra quelle condotte dal servizio ha portato all'identificazione di 250 hacker, responsabili di accesso abusivo e illecito utilizzo delle reti di telecomunicazioni. L'operazione prese spunto dalla querela, presentata da Telecom alla fine del mese di ottobre 1998, con la quale si segnalava la possibilità di accedere attraverso il numero verde 167113113 a numerazioni della rete telefonica generale. Il servizio del numero verde era stato attivato dal ministero dell'Interno, per ricevere informazioni utili alla cattura del terrorista Magied Yousef Al Monki.
Gli accertamenti si sono protratti per circa un anno: si è rilevato che i soggetti, con artifizi telefonici, riuscivano ad aggirare le misure di protezione del numero verde, effettuando migliaia di telefonate, la maggior parte verso i provider per il collegamento a Internet, senza alcun aggravio per la propria bolletta e addebitando le connessioni al ministero dell'Interno. L'analisi delle connessioni telematiche ha inoltre messo in luce che varie persone avevano effettuato collegamenti via modem, scambiandosi i codici di accesso.
In particolare, molti si erano collegati a un noto provider per centinaia di ore, mentre altri avevano utilizzato il numero verde per effettuare telefonate ad aziende, uffici pubblici ed enti che si trovano nel comprensorio dell'Eur a Roma.

Molto diffusa è ancora la clonazione di telefoni cellulari analogici, anche se il fenomeno risulta in costante diminuzione perché questi sistemi vengono progressivamente abbandonati e sostituiti da carte prepagate che limitano la disponibilità del credito. In questi sistemi telefonici mobili il segnale fra terminale e punti di rete viaggia in chiaro, ed è pertanto abbastanza semplice carpire il numero di serie elettronico e il numero telefonico di un utente attraverso la scansione dei segnali radio effettuata con appositi scanner. Altre fonti di approvvigionamento di questi dati possono essere i rivenditori autorizzati, i punti di assistenza e l'archivio degli operatori telefonici ai quali fanno riferimento organizzazioni criminali specializzate.
Lo standard Gsm risulta oggi parzialmente protetto; esiste invece la possibilità di utilizzare un telefono Gsm con un'altra sim-card, magari di un gestore telefonico diverso, e ciò favorisce un fiorente commercio di telefoni cellulari rubati. Purtroppo non esiste ancora una condivisione dei dati fra i gestori di rete; il telefono rubato può essere riutilizzato sfruttando i molti operatori di telefonia mobile presenti attualmente sul mercato.

Internet, come qualsiasi altra tecnologia della comunicazione, veicola un certo numero d'informazioni il cui contenuto può essere anche illegale e nocivo oppure può essere strumento di abusi per finalità criminali. Come, ad esempio, il telefono o il Gsm, Internet può venire utilizzata dai criminali per agevolare lo svolgimento delle loro attività.
Ma tutto ciò ricade nel campo d'applicazione delle normative vigenti, cosicchè Internet non opera in un assoluto vuoto giuridico: tutte le persone che con la rete interagiscono (autori, fornitori di materiale, o di servizi che materialmente mettono in memoria i documenti e li rendono disponibili, esercenti di rete, fornitori d'accesso e utenti) sono soggetti alle vigenti leggi dei rispettivi Stati7.
Ai fini di una valutazione dell'illegalità e della nocività del contenuto di un'informazione è d'importanza cruciale discriminare tra i contenuti illegali e quelli nocivi. Queste due categorie di contenuti pongono questioni di principio radicalmente differenti, cui vanno date risposte giuridiche e tecnologiche molto diverse. Sarebbe pericoloso confondere problemi distinti quali quello del possibile accesso di minorenni a materiale pornografico destinato agli adulti e quello dell'accesso di adulti alla pornografia infantile.

8.
A margine delle iniziative legislative regolamentari e degli ampi dibattiti tuttora in corso, non può non essere affrontata la tematica dei minori stricto sensu, che costituisce di per sé un capitolo della più ampia problematica sul contenuto delle informazioni e che, con l'utilizzo di un termine probabilmente incompleto, è stata denominata dall'opinione pubblica nazionale e internazionale pedofilia on line.
Il fenomeno - anche grazie alla recente legislazione in materia - è oggetto di monitoraggi e controlli da parte della Polizia di Stato che vi provvede mediante le sue strutture specializzate. Tuttavia bisogna considerare che esso è in continua espansione e sarà sempre difficile reprimerlo perché, come segnalano anche gli esperti di psicopatologia sessuale, in molti soggetti la tendenza alla pedofilia è latente e si manifesta quando vengono a contatto con materiale pedopornografico. Solo allora il pedofilo scopre le proprie tendenze.
Ma vediamo più da vicino in che modo la rete può favorire la diffusione della pedofilia e con quali interventi immediati - su base tecnologica e giuridica - si può bloccare la diffusione di materiale pedopornografico sulla rete.

Chi organizza la pedofilia in rete si serve soprattutto delle "chat-line", il più originale sistema di comunicazione che permette un contatto diretto fra utenti, anche se in modo solo virtuale, con la possibilità di scambiare non soltanto idee e opinioni su determinati argomenti, ma anche file contenenti fotografie, filmati, documenti, programmi, musica, ecc. Questa possibilità viene utilizzata anche da soggetti particolari che approfittano dell'anonimato fornito dalla rete per scambiarsi, fra l'altro, materiale illecito consistente, ad esempio, in foto o filmati pedopornografici8. Proprio su questo terreno, la Polizia delle comunicazioni è particolarmente attiva, attraverso lo strumento investigativo dell'"attività sottocopertura". L'agente si finge interessato al materiale pedopornografico, e così riesce a intercettare coloro che lo distribuiscono, lo divulgano, lo pubblicizzano e lo detengono. Ma il panorama operativo del Servizio di polizia postale e delle comunicazioni investe anche altri servizi forniti dalla rete Internet: siti web e newsgroups.
Il fenomeno della pornografia ha avuto un largo sviluppo, sulla rete Internet, con un obiettivo di fondo, molto preciso: mettere le mani sulle carte di credito o sulle bollette telefoniche degli utenti. La maggior parte dei siti erotici o pornografici a carattere commerciale offrono il loro contenuto a chi digita il numero della propria carta di credito. In certi casi, viene creata una nuova connessione di accesso remoto in virtù della quale il computer dell'utente - senza che lui se ne accorga - viene collegato via modem a un server ubicato all'estero, con conseguente applicazione della tariffa telefonica internazionale. In questo caso il titolare della linea telefonica che ha generato chiamate intercontinentali in entrata ha diritto a una percentuale sul prezzo corrisposto dall'utente chiamante.

Ma l'emergenza più grave riguarda i siti web di contenuto pedopornografico. Il compito degli investigatori è di individuare le responsabilità di un ipotetico amministratore e quelle di un server all'interno del quale è collocato il materiale pedopornografico. Nella quasi totalità dei casi, questi server si trovano all'estero, per cui non si può far altro che interessare gli organi investigativi stranieri (nel cui territorio si trovano le macchine).
I newsgroups, vere e proprie aree di discussione che consentono lo scambio di informazioni e opinioni su temi specifici, sono bacheche virtuali dove si possono inviare anche file con testi, immagini, filmati digitalizzati e altro. Queste numerose aree di discussione e scambio, con o senza moderatore, possono essere create da ogni utente di Internet. Perciò la responsabilità penale per le eventuali foto pedopornografiche è da imputare esclusivamente all'utente che ha "postato" il materiale, salvi i casi in cui si ravvisino specifici elementi di responsabilità penale dei titolari del service provider.
Nel mondo di Internet, la complessa attività investigativa svolta contro la pedofilia ha il duplice obiettivo di individuare i responsabili di reati che hanno come vittime i minori e di tentare di scoraggiare al massimo l'utilizzazione del materiale pedopornografico (e con ciò provocare una flessione della domanda, con conseguente riduzione dell'offerta e della produzione).

9.
Ma questo non basta, anche se colpire il traffico di materiale pedopornografico significa già molto in termini di lotta al fenomeno della pedofilia. Lo sforzo che la Polizia delle comunicazioni sta facendo è di riuscire a risalire, attraverso sofisticate tecniche investigative già in fase di attuazione, a scoprire chi sono i minori ritratti nelle immagini pedopornografiche, chi sono i pedofili protagonisti delle scene rappresentate e dove viene girato il materiale. Si lavora in maniera molto sofisticata analizzando gli elementi di dettaglio ricavabili dalle immagini.
Le attività del Servizio comprendono, fra l'altro, il costante monitoraggio della rete, l'aggiornamento di database sui siti censiti, la partecipazione del personale a convegni e seminari sulle varie forme di criminalità informatica e telematica (anche per comprenderne le implicazioni sociologiche), il lavoro di ricerca, analisi e accertamento sugli elementi di prova, gli atti tipici di polizia giudiziaria, l'attività d'indagine, di sottocopertura e di intermediazione nell'acquisto di materiale pedopornografico. L'esperienza maturata in quasi tre anni di attività info-investigativa nel settore ha permesso di sollevare il velo su una realtà pressoché sconosciuta. L'attività svolta dal Servizio di polizia delle comunicazioni ha portato alla scoperta di un mondo di perversione sessuale che attraversa tutti gli strati della società.
L'attenzione della Polizia delle comunicazioni non è rivolta soltanto all'individuazione dei siti smaccatamente pedopornografici e alla ricerca di coloro che, attraverso le chat e i newsgroups, distribuiscono, diffondono, pubblicizzano oppure detengono materiale pedopornografico. Attualmente siamo in grado di smascherare anche quelle numerose associazioni pseudo culturali (ad esempio, "Pedophile liberation front", "Danish pedophile association", ecc), tutte dotate di appositi siti web, le quali svolgono attività di propaganda e di proselitismo a favore della pedofilia, cercando di diffondere l'idea che alla fine si tratti in ogni caso di un fenomeno culturale.

10.
Per svolgere questa complessa attività, un ruolo di primissima importanza è da attribuire alla formazione e all'aggiornamento del personale della Polizia delle comunicazioni.
Il servizio si avvale anche di tecnologie d'avanguardia e di metodologie d'indagine appositamente studiate per l'attività investigativa in ambito telematico. In un settore in costante evoluzione, la ricerca di nuove tecnologie è compito preminente per gli investigatori; soltanto trovando nuovi e sempre più efficaci strumenti di indagine si vince la battaglia contro i ciber-criminali. Per accrescere e mantenere questa efficienza, la Polizia delle comunicazioni intrattiene rapporti con le università e con strutture di ricerca scientifica anche internazionali, per garantire il permanente aggiornamento del proprio personale soprattutto in materia di lotta alla pedofilia.
In modo particolare viene curata la qualificazione del personale nell'attività di sottocopertura sulla rete Internet, un compito che la legge 269 del 1998 ha attribuito, in via esclusiva, alla Polizia postale e delle comunicazioni (art 14), per evitare sovrapposizioni e duplicazioni investigative con le altre Forze di polizia. La formazione tiene conto sia del profilo socio-psicologico dell'operatore, valutato e costantemente controllato con l'assistenza di medici specialisti, sia di quello tecnico grazie anche al continuo confronto professionale con l'esperienza degli organi di polizia stranieri.

Oltre allo strumento dell'attività sottocopertura, che si svolge sempre con la preventiva autorizzazione dell'autorità giudiziaria, altri strumenti previsti dalla normativa sul fronte della lotta alla pedofilia sono l'acquisto simulato, il differimento del sequestro di materiale pedopornografico, nonché la possibilità di ritardare l'emissione oppure l'esecuzione di provvedimenti di cattura, arresto o sequestro.
Occorre battere in velocità un fenomeno come la diffusione della pedofilia, e non è facile se si pensa ai ritmi con cui si sviluppa un mezzo transnazionale come la rete Internet. Perciò la Polizia delle comunicazioni si è data metodologie investigative concertate in seno a gruppi di lavoro internazionali già operativi presso l'Interpol9, il G810 e il Consiglio d'Europa.
In queste sedi si forgiano sinergie operative, si concepiscono ipotesi di lavoro per realizzare nuove normative ad hoc, nonché l'armonizzazione di quelle già esistenti, per contrastare in maniera sempre più efficace la pedofilia.
Il fatto nuovo è che finalmente è stata posta in primo piano la tutela dei fanciulli, che viene considerata come bene giuridico primario anche rispetto alla privacy.
Complessivamente, nel settore della lotta alla pedopornografia on line sono stati raggiunti lusinghieri risultati. Oltre 600 persone denunciate, delle quali più di 50 in stato di arresto, per reati che vanno dall'abuso sessuale in danno di minori allo scambio, attraverso Internet, di immagini fotografiche e filmati pornografici che coinvolgono minori. Dal 1998, cioè da quando è entrata in vigore la legge 269, sono stati "monitorati" oltre 4000 siti web, chat line e newsgroups a carattere pedofilo e sono state inoltrate attraverso l'Interpol circa 800 segnalazioni a omologhi organi di polizia stranieri perché proseguano le indagini avviate dalla polizia italiana.

Nel quadro delle iniziative sollecitate dal dipartimento contro abusi e violenza sui minori è stato predisposto un sistema che permetterà al cittadino di inviare automaticamente segnalazioni agli organi investigativi competenti per territorio, usando un modulo elettronico predisposto sul sito telematico della Polizia di Stato. Sono previsti collegamenti ipertestuali sui siti web di organizzazioni pubbliche e associazioni no-profit impegnate nella lotta alla diffusione di materiale pornografico che coinvolge minori. Grazie all'aiuto di una di queste associazioni, "Telefono Arcobaleno" di don Fortunato Di Noto, sono stati raggiunti recentemente importanti successi investigativi.
Per rendere più efficace la lotta allo sfruttamento sessuale dei minori, un utilissimo e innovativo strumento d'indagine è l'archivio informatico destinato a raccogliere, classificare e riconoscere le immagini di pornografia minorile sequestrate o comunque acquisite nel corso dell'attività investigativa. Servirà, prima di tutto, al riconoscimento dei minori che sono stati vittime della pedofilia, consentendo di stabilire relazioni tra i diversi sequestri, individuando i percorsi di produzione e diffusione delle immagini. In futuro, l'archivio potrà essere consultato anche da organismi investigativi internazionali e potrà costituire un valido mezzo per scoprire se bambini scomparsi stati oggetto di sfruttamento sessuale.

11.
Il nostro viaggio nel cybercrime ha toccato soltanto alcuni degli aspetti che richiedono la maggiore attenzione ma penso che sia stato sufficiente a dare la misura dell'enorme sforzo che la Polizia postale e delle comunicazioni ogni giorno affronta per vigilare, in silenzio e spesso, come abbiamo visto, "sottocopertura", sull'immenso traffico delle autostrade informatiche.
Noi tuttavia abbiamo raccolto la sfida perché crediamo che in mezzo a tanto "virtuale" ci sia bisogno - per il cittadino - di una presenza veramente "reale" delle istituzioni, anche sulla rete.
Non pretendiamo di risolvere tutti i problemi dell'utente ma più prudentemente vogliamo contribuire a formare un cittadino aggiornato e in grado di fruire (senza timori) delle informazioni tecnologiche, ma soprattutto consapevole che diritto e cultura della sicurezza procedono di pari passo. ·

La Polizia Postale e delle Comunicazioni è presente all'indirizzo Internet www.poliziastato.it/informatica


Note

1 Tra i compiti specifici del Servizio di polizia postale, che è presente sul territorio con 19 compartimenti e 76 sezioni, rientrano l'analisi dei fenomeni criminali legati al cosiddetto settore high tech e l'individuazione di idonee strategie di contrasto ai fenomeni criminali del settore. Il servizio è strutturato in due Divisioni, la prima delle quali, tra l'altro, elabora strategie e studia normative in materia di Polizia delle comunicazioni per tenere il passo con l'evoluzione tecnologica; vigila, inoltre, sulla regolarità delle trasmissioni radiotelevisive e svolge attività di monitoraggio dell'inquinamento elettrico ed elettromagnetico. La seconda Divisione, investigativa, studia le tecnologie telematiche, analizza e contrasta i fenomeni di computer crime, di pirateria informatica, di sfruttamento di materiale pornografico minorile e i reati legati all'e-commerce e all'Internet-fraud.

2 Il termine hacker viene utilizzato generalmente con un significato prettamente negativo, anche se il New Hacker's Dictionary di Eric S. Raymond definisce come hacker chi ama esplorare le possibilità offerte da un sistema informativo e mettere alla prova le proprie capacità. Infatti vengono considerati hacker i pirati cibernetici che entrano nelle banche dati altrui facendosi beffe dei sistemi di sicurezza con un intento ben preciso: distruggere, rubare informazioni o provocare al sistema danni di ogni genere.

3 Un esempio: una società milanese ha denunciato la sottrazione dal proprio database di informazioni di estrema importanza tra cui progetti e disegni tecnici, l'elenco dei clienti, la progressione dei lavori, le trattative commerciali in corso e i preventivi di spesa per ogni singolo cliente. L'attività illegale ha causato alla ditta un danno ingente: numerose commesse di lavoro sono state annullate a tutto vantaggio di una società concorrente. In seguito alle indagini, sono state denunciate, in stato di libertà, sei persone tra cui alcuni ex impiegati dell'azienda.

4 Vedi l'articolo di S. Silvestri, in questo stesso numero di Telèma.

5 Fonte principale di tali informazioni sono i fornitori di connettività e di servizi Internet (service provider). L'attuale legislazione non prevede l'obbligo, soprattutto per i fornitori di servizi legati a Internet, di mantenere tutte le informazioni sensibili relative alla loro attività o, tantomeno, i dati essenziali per le indagini. Solo di recente la delibera n 467/00/Cons dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha introdotto all'art 5 lettera K un generico obbligo di collaborazione con le competenti autorità giudiziarie a fronte di richieste di documentazione e di intercettazioni legali, senza tuttavia prevedere uno specifico obbligo di conservazione dei dati. Con l'avvento dei cd "servizi free", ovvero gratuiti, non viene fatto da parte dei fornitori dei servizi Internet un accertamento sui dati personali che i singoli utenti dichiarano all'atto di una richiesta di servizi. E' logico che qualsiasi accertamento in caso di indagini viene spesso inesorabilmente complicato dalla mancanza di parametri essenziali.

6 Vedi Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza n 3067/99, circa l'interpretazione "allargata" del concetto di sistema informatico, non altrimenti definito dalla legge 23 dicembre 1993 n 547.

7 Vedi Corte di cassazione, sezione V penale, sentenza n 4741/2000, secondo la quale il giudice italiano è legittimamente competente a occuparsi del reato di diffamazione via Internet per siti pubblicati all'estero e raggiungibili anche dall'Italia per i quali può essere disposto il sequestro e l'acquisizione dei contratti di diffusione conclusi con il provider. Deve essere infatti applicata la "teoria dell'ubiquità" prevista dall'art 6 del Codice penale, che consente ai giudici italiani di occuparsi dei reati che abbiano avuto inizio all'estero e siano proseguiti in Italia.

8 La Legge 3 agosto 1998 n 269 recante norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù, ha introdotto dopo l'art 600 del Codice penale gli articoli da 600 bis a 600 septies, sanzionando in modo specifico un'ampia casistica di fattispecie delittuose legate allo sfruttamento dei minori.

9 Il Gruppo sul crimine informatico e tecnologico, che si riunisce periodicamente presso il Segretariato generale Interpol di Lione, consente agli investigatori dei paesi partecipanti di affrontare, in sede di assemblea plenaria, le tematiche comuni alle indagini informatiche e di approfondire, in sede di project groups, specifici studi tecnico-giuridici su alcuni argomenti ritenuti di grande interesse.

10 I ministri dell'Interno e della Giustizia dei paesi aderenti al G8, riunitisi a Denver (Usa) nel 1997, decisero di intensificare gli sforzi per contrastare la criminalità organizzata transnazionale al fine di assicurare la sicurezza individuale e collettiva dei cittadini, individuando un gruppo internazionale di esperti sui temi di criminalità organizzata. Questo gruppo ha assunto il compito di coordinare i lavori di sei sottogruppi di cui uno, denominato "High tech crime", analizza i crimini perpetrati con l'ausilio di strumenti ad alta tecnologia. Tra i risultati concreti già ottenuti, si segnala la creazione di una rete di "punti di contatto" attiva nell'arco delle ventiquattro ore, che assicura a ogni paese membro l'assistenza di carattere operativo qualora si presentassero emergenze che non permettono di chiedere l'immediata consulenza e collaborazione internazionale attraverso i consueti canali.