Ignazio Contu

Il vero problema è conciliare
libertà, sicurezza e trasparenza

1.
Le nuove tecnologie della comunicazione ci permettono di fare molte cose straordinarie, e senza dubbio migliorano la qualità materiale della nostra vita quotidiana, le relazioni interpersonali, le potenzialità conoscitive e produttive di ciascuno di noi. Ma il loro uso generalizzato e pervasivo, al quale l'espansione di Internet e l'evoluzione della telefonia cellulare continuano a imprimere fortissime accelerazioni, sta anche riducendo progressivamente la sfera della nostra privacy. Con la conseguenza che sempre più spesso troviamo esposti a sguardi e ascolti indiscreti comportamenti e parole su cui preferiremmo conservare un minimo di riserbo o addirittura il segreto.
Non è soltanto una minaccia al pudore e una limitazione delle libertà personali. Lo stare in piazza telematico, che presto sarà la condizione indispensabile di quasi ogni forma di agire sociale, riguarda anche le attività economiche, i rapporti politici, le relazioni fra Stati. Dal momento in cui il valore di ogni singola persona, comunità, azienda o altra entità a diverso titolo attiva, ormai consiste soprattutto nelle informazioni che contiene o che genera, è inevitabile che possa diventare oggetto di attenzione e osservazione, lecita o indebita, chiunque sia fonte di dati appetibili. In un mondo pressoché totalmente mercificato, e nel quale la merce più preziosa sono le informazioni, è perciò assurdo meravigliarsi che chi ne abbia bisogno cerchi di impadronirsene o, se già le possiede, preferisca tenerle per sé: si tratta di un bene destinato a essere misura e fondamentale strumento di ricchezza e di potere, dunque universalmente conteso.

2.
Dando per scontato, piaccia o non piaccia, che una tale competizione rappresenterà lo spirito dei nostri tempi, resta aperto il problema di come ridurre il pericolo di intrusioni nelle comunicazioni, negli archivi elettronici e negli ambiti pubblici e privati ai quali si voglia impedire l'accesso di estranei.
Dalla riflessione a più voci e dagli approfondimenti informativi che i lettori troveranno in questo numero di Telèma emerge che il vero nodo riguarda la necessità di contemperare due diverse e non sempre conciliabili esigenze. Da una parte la protezione dei dati personali, dei messaggi e della nuova identità informatica di ciascun cittadino, nell'ambito di una più generale tutela della sua vita privata. Dall'altra la massima possibile circolazione delle informazioni che costituiscono il formidabile patrimonio di conoscenze accumulato, e messo teoricamente a disposizione dell'intera umanità, dalle nuove tecnologie.
C'è una zona franca, di libertà e di trasparenza (per esempio quella degli scambi culturali e delle comunicazioni di servizio), nella quale la potenziale antiteticità di queste due esigenze si manifesta raramente perché alla ricerca di notizie non ancora rese pubbliche spesso corrisponde l'interesse a divulgarle di chi le detiene, nei propri file o altrove. Ma nella maggior parte delle attività finanziarie, produttive e commerciali, come pure in quelle che attengono alle relazioni confidenziali, alle sperimentazioni riservate, ai rapporti internazionali, alle questioni militari o alla lotta contro il crimine, è invece inevitabile che, per neutralizzare piraterie, impedire sabotaggi o non concedere vantaggi a concorrenti, si ricorra a tattiche e strategie di interdizione o di occultamento che cerchino di rendere irraggiungibile o indecifrabile ciò che non si vuole far cadere in possesso di altri; oppure, al contrario, si mettano in atto misure di svelamento e intercettazione per contrastare illeciti e delitti.

3.
Macchine, software, regole ma anche trucchi, espedienti e sotterfugi per combattere questa guerra, di difesa e d'attacco, sono illustrati nella nostra monografia da alcuni dei maggiori esperti e studiosi italiani di tecnologie informatiche (Giorgio De Michelis, Maurizio Dècina, Vittorio Trecordi, Odoardo Brugia, Emilio Montolivo, Pietro Greco, Andrea Lawendel, Andrea Aparo, Vittorio Marchis, Franco Morganti, Roberto Vacca).
Le altre questioni di ampio respiro (filosofiche, politiche, sociali, giuridiche, psicologiche: dunque irriducibilmente esistenziali) chiamate in campo da questo conflitto fra pubblico e privato, libertà di accesso e divieto, segretezza e trasparenza, utilità personale e interessi collettivi, sono affrontate da intellettuali che in proposito hanno sempre qualcosa da dire di cui vale la pena tenere conto: Stefano Rodotà, Gianni Vattimo, Franco Prattico, Vittorio Frosini, Aldo Carotenuto, Davide Zoletto, Alberto Abruzzese, Piero Bianucci, Fausto Colombo, Domenico De Masi, Franco Ferrarotti, Jader Jacobelli, Vittorio Mathieu, Valentino Parlato, Sergio Ricossa, Paolo Savona, Paolo Serventi Longhi, Valerio Zanone. Segnaliamo inoltre gli interessanti contributi, su aspetti particolari dell'indagine, di Giuseppe Zadra, Stefano Silvestri, Giovanni Guerra, Cosimo Comella, Domenico Vulpiani, Mauro Masi, Paolo Mastrolilli e Raoul Chiesa: quest'ultimo nelle vesti di hacker passato dall'altra parte.
Dunque un'altra nostra esplorazione senza pregiudizi e senza remore nel campo in cui, più che in qualsiasi altro, il progresso della tecnica mette in gioco (con qualche rischio) valori e interessi di eccezionale importanza per il futuro del genere umano. Anche per questo la Fondazione Bordoni, come segnala il suo presidente Scali, ha deciso di dedicare alle questioni della sicurezza, di cui si occupa da sempre, una parte rilevante del proprio programma di analisi e di ricerche d'avanguardia.