1.
Le nuove tecnologie della comunicazione ci permettono di fare
molte cose straordinarie, e senza dubbio migliorano la qualità materiale della
nostra vita quotidiana, le relazioni interpersonali, le potenzialità conoscitive
e produttive di ciascuno di noi. Ma il loro uso generalizzato e pervasivo, al
quale l'espansione di Internet e l'evoluzione della telefonia cellulare
continuano a imprimere fortissime accelerazioni, sta anche riducendo
progressivamente la sfera della nostra privacy. Con la conseguenza che sempre
più spesso troviamo esposti a sguardi e ascolti indiscreti comportamenti e
parole su cui preferiremmo conservare un minimo di riserbo o addirittura il
segreto.
Non è soltanto una minaccia al pudore e una limitazione delle
libertà personali. Lo stare in piazza telematico, che presto sarà la condizione
indispensabile di quasi ogni forma di agire sociale, riguarda anche le attività
economiche, i rapporti politici, le relazioni fra Stati. Dal momento in cui il
valore di ogni singola persona, comunità, azienda o altra entità a diverso
titolo attiva, ormai consiste soprattutto nelle informazioni che contiene o che
genera, è inevitabile che possa diventare oggetto di attenzione e osservazione,
lecita o indebita, chiunque sia fonte di dati appetibili. In un mondo pressoché
totalmente mercificato, e nel quale la merce più preziosa sono le informazioni,
è perciò assurdo meravigliarsi che chi ne abbia bisogno cerchi di impadronirsene
o, se già le possiede, preferisca tenerle per sé: si tratta di un bene destinato
a essere misura e fondamentale strumento di ricchezza e di potere, dunque
universalmente conteso.
2.
Dando per scontato, piaccia o non piaccia, che una tale
competizione rappresenterà lo spirito dei nostri tempi, resta aperto il problema
di come ridurre il pericolo di intrusioni nelle comunicazioni, negli archivi
elettronici e negli ambiti pubblici e privati ai quali si voglia impedire
l'accesso di estranei.
Dalla riflessione a più voci e dagli approfondimenti
informativi che i lettori troveranno in questo numero di Telèma emerge che il
vero nodo riguarda la necessità di contemperare due diverse e non sempre
conciliabili esigenze. Da una parte la protezione dei dati personali, dei
messaggi e della nuova identità informatica di ciascun cittadino, nell'ambito di
una più generale tutela della sua vita privata. Dall'altra la massima possibile
circolazione delle informazioni che costituiscono il formidabile patrimonio di
conoscenze accumulato, e messo teoricamente a disposizione dell'intera umanità,
dalle nuove tecnologie.
C'è una zona franca, di libertà e di trasparenza (per
esempio quella degli scambi culturali e delle comunicazioni di servizio), nella
quale la potenziale antiteticità di queste due esigenze si manifesta raramente
perché alla ricerca di notizie non ancora rese pubbliche spesso corrisponde
l'interesse a divulgarle di chi le detiene, nei propri file o altrove. Ma nella
maggior parte delle attività finanziarie, produttive e commerciali, come pure in
quelle che attengono alle relazioni confidenziali, alle sperimentazioni
riservate, ai rapporti internazionali, alle questioni militari o alla lotta
contro il crimine, è invece inevitabile che, per neutralizzare piraterie,
impedire sabotaggi o non concedere vantaggi a concorrenti, si ricorra a tattiche
e strategie di interdizione o di occultamento che cerchino di rendere
irraggiungibile o indecifrabile ciò che non si vuole far cadere in possesso di
altri; oppure, al contrario, si mettano in atto misure di svelamento e
intercettazione per contrastare illeciti e delitti.
3.
Macchine, software, regole ma anche trucchi, espedienti e
sotterfugi per combattere questa guerra, di difesa e d'attacco, sono illustrati
nella nostra monografia da alcuni dei maggiori esperti e studiosi italiani di
tecnologie informatiche (Giorgio De Michelis,
Maurizio Dècina,
Vittorio Trecordi,
Odoardo Brugia, Emilio Montolivo, Pietro Greco, Andrea Lawendel, Andrea Aparo, Vittorio Marchis, Franco
Morganti, Roberto
Vacca).
Le altre questioni di ampio respiro (filosofiche, politiche,
sociali, giuridiche, psicologiche: dunque irriducibilmente esistenziali)
chiamate in campo da questo conflitto fra pubblico e privato, libertà di accesso
e divieto, segretezza e trasparenza, utilità personale e interessi collettivi,
sono affrontate da intellettuali che in proposito hanno sempre qualcosa da dire
di cui vale la pena tenere conto: Stefano Rodotà, Gianni Vattimo, Franco Prattico, Vittorio Frosini, Aldo Carotenuto, Davide Zoletto, Alberto
Abruzzese, Piero
Bianucci, Fausto
Colombo, Domenico De
Masi, Franco
Ferrarotti, Jader
Jacobelli, Vittorio
Mathieu, Valentino
Parlato, Sergio
Ricossa, Paolo Savona,
Paolo
Serventi Longhi, Valerio
Zanone. Segnaliamo inoltre gli interessanti contributi, su aspetti
particolari dell'indagine, di Giuseppe Zadra, Stefano Silvestri, Giovanni Guerra, Cosimo Comella, Domenico Vulpiani, Mauro Masi, Paolo Mastrolilli e
Raoul Chiesa:
quest'ultimo nelle vesti di hacker passato dall'altra parte.
Dunque un'altra
nostra esplorazione senza pregiudizi e senza remore nel campo in cui, più che in
qualsiasi altro, il progresso della tecnica mette in gioco (con qualche rischio)
valori e interessi di eccezionale importanza per il futuro del genere umano.
Anche per questo la Fondazione Bordoni, come segnala il suo presidente Scali, ha deciso di
dedicare alle questioni della sicurezza, di cui si occupa da sempre, una parte
rilevante del proprio programma di analisi e di ricerche d'avanguardia.