Mario Frullone

Un efficace piano di monitoraggio
per ridurre i rischi dell'elettrosmog

Sulla base di iniziative già avviate, la Fondazione Ugo Bordoni coordinerà un monitoraggio delle antenne trasmittenti e di altre fonti di inquinamento elettromagnetico. E' stata scelta per la solida tradizione di competenza nel campo dei sistemi radiomobili e di telecomunicazione in generale. Le informazioni raccolte nelle diverse realtà locali verranno poi pubblicate in un rapporto unitario.

Enorme impatto sull'opinione pubblica ha avuto la questione elettrosmog; i mass media hanno registrato la diffusa preoccupazione del paese per le possibili conseguenze sulla salute, specie per quelle prodotte dagli impianti di trasmissione radio. Perciò la legge finanziaria 2001 dedica particolare attenzione all'argomento e contiene disposizioni che mirano a prevenire e ridurre l'inquinamento elettromagnetico. Tra le misure adottate, una è di particolare rilievo: una parte dei proventi ricavati dall'asta per le licenze per l'Umts servirà a finanziare attività di approfondimento scientifico; si tratta infatti di raccogliere maggiori conoscenze circa i reali rischi che derivano dall'esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. Un'altra quota dei proventi Umts è destinata alla realizzazione del catasto nazionale delle sorgenti fisse di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici (servirà anche ad adeguare le strutture e a formare il personale degli istituti pubblici addetti ai controlli sull'inquinamento elettromagnetico); la finanziaria 2001 prevede inoltre incentivi per soluzioni tecnologiche a minor impatto ambientale, capaci di ridurre al minimo le esposizioni ai campi elettromagnetici, puntando a raggiungere gli obiettivi di qualità previsti dalla nuova legge quadro.
Una parte dei fondi stanziati è stata attribuita al ministero delle Comunicazioni che, in virtù della Convenzione esistente con la Fondazione Ugo Bordoni, ha affidato a quest'ultima il compito di predisporre il progetto definitivo e curare la messa in opera di una rete di monitoraggio dei livelli di campo elettromagnetico presenti sul territorio1.

Il progetto, approntato in via preliminare, è stato intitolato "Minimizzazione dell'impatto ambientale e corretta percezione del rischio in relazione ai livelli di campo elettromagnetico nel territorio nazionale". L'obiettivo generale è infatti ridurre al minimo l'impatto ambientale dei sistemi di telecomunicazioni che utilizzano la propagazione radio di onde elettromagnetiche. Ma anche assicurare alla cittadinanza la percezione corretta dell'eventuale rischio associato alle emissioni. Nel frattempo si vuole incentivare l'utilizzo di protocolli comuni nei rapporti con l'amministrazione centrale e le amministrazioni locali, ogni volta che sorgano questioni di impatto ambientale e sanitario dei sistemi di telecomunicazioni; altra esigenza fondamentale è garantire che i livelli di campo magnetico esistenti siano pienamente conosciuti.
Per il conseguimento dell'obiettivo generale indicato, appare importante il ruolo della Fondazione Ugo Bordoni nel coordinamento di un progetto di monitoraggio nazionale che faccia tesoro delle iniziative già avviate in questa direzione. La Fondazione Ugo Bordoni è stata scelta per la solida tradizione di competenza sia nel campo dell'elettromagnetismo e della propagazione delle onde radio che nel campo dei sistemi di comunicazione, quali i sistemi cellulari e i sistemi radiotelevisivi (costituiscono la grande maggioranza dei siti trasmittenti che interessano ai fini del monitoraggio).

La Fondazione provvederà a impostare il Progetto attraverso un Comitato di ampia rappresentatività scientifica e un Comitato strategico che riunirà i rappresentanti delle principali realtà tecniche e amministrative interessate al problema. Con le stesse modalità, la Fondazione individuerà i criteri generali per mantenere aggiornate una serie di mappe tematiche dei livelli di campo sul territorio. I dati rilevati dalla rete di monitoraggio saranno infatti adoperati anche per aggiornare tempestivamente una serie di mappe. Reti di sensori saranno create nelle vicinanze delle antenne. In base alle informazioni rilevate da queste reti e ai ragguagli raccolti su tutti gli impianti trasmittenti, le mappe forniranno i livelli di campo presenti nell'intero territorio.
Le emissioni di elettrosmog e i livelli di esposizione verranno controllati in maniera capillare sul territorio. Solo così sarà possibile verificare il rispetto delle norme di legge e abbassare e ridurre al minimo i livelli di campo elettromagnetico sul territorio garantendo una adeguata qualità del servizio e, in alcuni casi, migliorandola. Questo controllo sarà realizzato dispiegando nelle nostre città alcune reti di sensori per il monitoraggio "in continuo" dei campi elettromagnetici. Tutti i cittadini saranno in grado di conoscere, tempestivamente, attraverso Internet, i dati sui livelli di esposizione. La disponibilità di questi dati permetterà di rassicurare i cittadini e agevolare le procedure di rilascio delle autorizzazioni per nuove installazioni.

L'utilità di quest'opera di coordinamento è particolarmente sentita perché diverse iniziative sono state già avviate in Italia a livello locale per lo sviluppo di sistemi per il monitoraggio ambientale. Il progetto mira a rendere unitarie le informazioni raccolte nelle diverse realtà locali. Si vuole offrire uno strumento per la presentazione dei dati, che permetta una visione complessiva della situazione sui livelli di campo elettromagnetico nel territorio, integrando le diverse reti locali di monitoraggio. Questo strumento potrebbe rappresentare un unico punto di riferimento per tutte le Autorità preposte al rilascio delle autorizzazioni alle installazioni, al controllo ambientale e sanitario, nonché per gli operatori di telecomunicazioni e, ovviamente, per i cittadini. E' infatti ragionevole ritenere che procedure omogenee presentino un duplice vantaggio. Da un lato, il rispetto di regole comuni e generalmente condivise a livello locale attribuisce maggiore affidabilità ai dati rilevati, e rassicura i cittadini sulla correttezza delle modalità di misura; dall'altro, le amministrazioni locali possono avere un riferimento tecnico oggettivo, premessa per il raggiungimento di protocolli di controllo e procedure di autorizzazione omogenee su tutto il territorio nazionale.

Un modello di collaborazione flessibile.
Con questo progetto si intende realizzare una rete di sensori (o centraline) mobili e fissi, per il monitoraggio "in continuo" dei livelli di esposizione, e un sistema di trasmissione, elaborazione e distribuzione delle misure di campo elettromagnetico. In una prima fase, la rete di sensori potrebbe essere sviluppata solamente in alcune regioni o città, per poi essere ampliata successivamente e concentrata soprattutto nei siti urbani a elevata densità abitativa.
L'attività del progetto consisterebbe inizialmente nella preparazione e redazione delle specifiche tecniche: occorre determinare i parametri e le tipologie delle apparecchiature, e inoltre le regole per distribuirle sul territorio.
Alcuni sensori fissi potrebbero essere collocati vicino a stazioni radio base o a stazioni radiotelevisive; altri, accanto a punti significativi per densità di utilizzo e tempi di permanenza (come scuole o ospedali): i sensori mobili potrebbero invece essere posti su mezzi pubblici di trasporto (autobus o tram), per esempio. Quanto alle postazioni fisse di monitoraggio, dovranno poter essere spostate secondo le necessità, in modo da soddisfare l'ampia richiesta di controllo che può venire da enti o cittadini. Un'attenzione particolare dovrà essere dedicata ai rilevamenti su sistemi mobili e a soddisfare le numerose richieste di controlli all'interno di edifici.

Un elemento degno di attenzione è rappresentato dal fatto che il progetto vuole poter adeguare, in qualsiasi momento, le modalità di monitoraggio alle diverse situazioni. Anche per un approfondimento scientifico che individui la metodologia più efficace, si immagina di poter seguire due tipologie di distribuzione dei sensori sul territorio: una tipologia che potremmo definire densa, che associa un sensore a ogni sito trasmittente che abbia un possibile impatto ambientale, come i siti nelle città e nelle zone densamente abitate, e una tipologia che si può definire adattativa basata sulla possibilità di gestire dinamicamente i sensori sul territorio, spostandoli e ricollocandoli per periodi dell'ordine delle settimane.
La realizzazione delle reti e l'analisi delle prestazioni relative alle varie tecniche di monitoraggio sarà svolta in collaborazione con le strutture operative delle Agenzie regionali per la Prevenzione ambientale. Grazie alla loro conoscenza specifica delle singole situazioni territoriali, quelle strutture potranno anche fornire indicazioni molto utili, per esempio sulla tipologia di monitoraggio più opportuna (densa o adattativa).

Approccio tecnico.
L'inquinamento elettromagnetico è una materia di tale rilievo, e una risposta adeguata al problema è così urgente, che bisogna prima di tutto insediare opportuni Comitati per l'indirizzo strategico e il coordinamento tecnico, con particolare attenzione all'iniziativa di monitoraggio, alla luce anche delle esperienze già maturate singolarmente dagli operatori. In particolare dovrà essere mutuata dalle sperimentazioni già effettuate la componente di "dimensionamento" delle centraline e di trasmissione/raccolta dei dati che andranno poi elaborati. Una speciale attenzione va posta nello sviluppo degli strumenti di comunicazione verso tutti i possibili soggetti interessati alla iniziativa.
Dal punto di vista operativo, sono stati individuati alcuni passi necessari per il successo dell'iniziativa. Il primo è la costituzione di un Comitato strategico che fissi le linee guida e gli obiettivi del progetto, definendo inoltre le modalità di estensione della rete di monitoraggio sul territorio e controllando gli stati di avanzamento dell'attività. Questo comitato dovrebbe essere affiancato da un comitato tecnico-scientifico che, nell'ambito degli indirizzi fissati dal primo, definisce le linee operative del progetto. Il secondo comitato ha competenze sia tecniche che sanitarie. Quest'attività sarà portata avanti anche con il supporto di ricercatori ed esperti di Università e istituzioni culturali di riconosciuto valore nel campo di interesse.
I passi successivi sul piano operativo saranno la definizione del sistema di controllo remoto per l'elaborazione dei dati e il progetto del portale Internet per l'accesso ai dati sui livelli di esposizione: in seguito si curerà la realizzazione di un sistema dimostrativo in un'area limitata. In parallelo verrà avviato, sulla scorta delle competenze presenti nella Fondazione Bordoni, lo sviluppo di strumenti software per realizzare le mappe tematiche.

Il sistema di controllo remoto dovrebbe comprendere più sistemi remoti locali per l'acquisizione e l'elaborazione dei dati; deve trattarsi, per esempio, di sistemi relativi a un'intera città, collegati tra loro e a un centro di raccolta al quale affluiscono tutti i dati (per esempio, quelli a livello regionale o nazionale). Tali collegamenti potrebbero essere realizzati sia attraverso la rete radio Gsm o Gprs che attraverso la rete fissa (per esempio, Isdn). Il volume di dati raccolti sarà certamente molto elevato; perciò le informazioni dovrebbero essere elaborate e sintetizzate perché sia possibile diffonderle attraverso Internet.
La scelta dei criteri di elaborazione dei dati rappresenta un altro obiettivo del progetto e dipenderà dalle esigenze dell'utente finale. Si può già prevedere infatti che enti pubblici e operatori privati richiederanno dati e informazioni con particolare dettaglio sui livelli di esposizione (per esempio, per poter pianificare nuove installazioni) mentre i cittadini saranno interessati soprattutto alla propria sicurezza e quindi vorranno verificare che siano rispettati i limiti di legge in particolari porzioni del territorio. Tutti i dati sul monitoraggio ambientale verranno resi disponibili attraverso un portale Internet al quale chiunque potrà accedere liberamente e gratuitamente (ma saranno previsti diversi livelli di accesso).

Architettura della rete di monitoraggio.
L'architettura del monitoraggio prevede una rete di centraline, costituite da sensori fissi o mobili collegati a un centro di controllo remoto tramite la rete Gsm. Il monitoraggio richiede che il controllo dei livelli di emissione per mezzo dei sensori fissi sia continuo. Infatti le misure effettuate in uno stesso punto possono subire, nell'arco della giornata, molteplici variazioni, dovute a diverse cause come, per esempio, alle fluttuazioni del traffico telefonico. E soltanto un controllo continuo permette di monitorare i reali livelli di campo magnetico ragistrandoli anche quando gli impianti funzionano con la massima potenza.
Le centraline fisse dovrebbero essere poste in punti particolarmente significativi per densità d'utilizzo e tempi di permanenza come - ripetiamo - uffici pubblici, scuole e ospedali ma anche in prossimità delle installazioni radio più critiche e complesse per numero e tipologia delle antenne (per esempio, in presenza di stazioni base cellulari di diversi operatori e/o di antenne radio televisive nello stesso sito).

I dati trasmessi dalle centraline saranno ricevuti ed elaborati da un centro di controllo remoto e potranno essere resi disponibili o attraverso una rete Intranet o attraverso Internet. Nel primo caso (rete Intranet) sarà possibile usufruire dei dati ed elaborarli creando reti ad hoc per le autorità per il controllo ambientale o per gli operatori di telecomunicazioni; nel secondo caso (rete Internet) l'accesso agli utenti verrà abilitato secondo modalità che saranno definite in sede di progetto del portale.
Il progetto complessivo dovrebbe essere portato a termine in tempi brevi, e i primi risultati dovrebbero essere resi noti entro l'anno. Tra i primi atti è necessaria la costituzione di un Comitato strategico che opererà presso la presidenza del Consiglio dei ministri: sarebbe composto da rappresentanti del ministero delle Comunicazioni, della Sanità, dell'Ambiente, della conferenza Stato-Regioni, dell'Anci e dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
Il Comitato tecnico-scientifico dovrà ultimare la definizione delle linee operative e delle scadenze temporali di attuazioen del progetto (che potranno svilupparsi secondo quanto previsto nel paragrafo dedicato all'approccio tecnico).

Ricerca scientifica e culturale.
In vista dell'obiettivo generale che il progetto si propone di raggiungere, la rete di monitoraggio va utilizzata come base per una serie di iniziative scientifiche che si svilupperanno in due direzioni precise.
La prima mira a ridurre al minimo l'impatto ambientale, come afferma sinteticamente la legge finanziaria: in pratica, verrà promosso e finanziato lo studio di tecniche avanzate di trasmissione radio e di soluzioni tecnologiche in grado di abbattere le emissioni elettromagnetiche, conservando però le prestazioni del sistema e la qualità del servizio. La seconda direzione di intervento mira a raggiungere una corretta percezione del rischio.
Per quanto riguarda la ricerca di tecniche "pulite", esistono già esempi significativi. Il primo è rappresentato dalle cosiddette antenne "intelligenti", che modificano elettronicamente il proprio diagramma di radiazione e così selezionano di volta in volta il segnale di un determinato utente abbassando le potenze di trasmissione necessarie. Un altro esempio è quello delle microcelle che consentono di aumentare il traffico smaltito utilizzando numerosi trasmettitori, ma con potenze contenute.

Altrettanto importante è lo studio per approfondire la conoscenza dei rischi e per stabilire se e quanto, effettivamente, i campi magnetici possano, in certe condizioni, rappresentare un danno per la salute. Obiettivo di queste ricerche è riportare la questione elettrosmog entro i binari di un rigoroso approccio scientifico: occorre infatti controllare la fondatezza delle tante affermazioni e dei tanti studi sull'argomento finora frettolosamente pubblicizzati. Senza farsi condizionare da campagne di pressione o demonizzatrici o immotivatamente allarmistiche è necessario giungere a una corretta classificazione dei livelli di rischio, anche in rapporto con gli altri fattori di pericolosità ambientale.
Le attività di studio dovranno coinvolgere gli istituti di ricerca e le università in grado di garantire la più estesa e qualificata copertura delle aree culturali in ambito nazionale. E il processo di approfondimento culturale dovrà consentire i necessari scambi di idee e di informazioni con esperti e ricercatori di altri paesi, e trovare sbocco in iniziative di divulgazione scientifica.

Comunicazioni verso la cittadinanza.
Perché l'iniziativa abbia pieno successo, è indispensabile che i risultati conseguiti dalla ricerca e i progressi ottenuti dalle varie attività previste dal progetto siano portati a conoscenza di tutti i cittadini. Questa necessaria opera di divulgazione sarà affidata a esperti della comunicazione, di riconosciuta autorevolezza: in tal modo potrà essere garantita la corretta interpretazione delle informazioni acquisite e dei risultati ottenuti. A tal fine la Fondazione Ugo Bordoni individuerà soggetti che garantiscano la necessaria chiarezza nella comunicazione a tutti i possibili utilizzatori delle informazioni e assicurerà il raccordo tra i comitati del progetto e i responsabili della comunicazione.
Il progetto appare molto ambizioso sia per l'impatto operativo sia per l'importanza degli obiettivi. Per il suo successo è indispensabile il contributo di molte istituzioni diverse e, al di là di queste, di molte persone con esperienze culturali e competenze talvolta molto distanti. Questa varietà è, comunque, un punto di forza del progetto che per giungere a un bilancio positivo dovrà avere consapevolezza delle problematiche ambientali associate, in una società moderna, a un corretto sviluppo tecnologico e industriale.


Nota

1 Questa opera, naturalmente, richiederà un solido coordinamento con le strutture del ministero dell'Ambiente e del ministero delle Comunicazioni che operano sul territorio.