Michele Infante

Gioielli, orologi e aeroplani
anche il lusso è entrato in rete

L'interesse verso i beni di lusso si diffonde in strati sempre più vasti di popolazione. Anche in questo campo Internet sta diventando uno spazio di mercato interessante. Più degli altri media, il web risponde alle esigenze del commercio di qualità, allettando il cliente con siti attraenti e offrendogli informazioni accurate sui prodotti. C'è tuttavia un'insidia: il rischio di una recessione.

Il mercato.
Anche se - in apparenza - è difficile immaginare qualcosa di più old economy del lusso, esso si è sposato bene (e in fretta, secondo la caratteristica del commercio elettronico) con le forme più avanzate di new economy. Un bene di lusso è desiderato da molti ma posseduto da pochi e richiede un livello di ricchezza non raggiungibile dalle masse; eppure i moderni metodi di produzione e le maggiori disponibilità economiche di un numero crescente di persone (sia pure limitatamente ad alcuni paesi) hanno ampliato a una larga fetta di mercato l'accessibilità ai prodotti di lusso, sostenendo così la crescita del settore.
Il fatturato di quella che si può ben definire l'industria del lusso è passato dai 20 miliardi di dollari della metà degli anni Ottanta agli attuali 60 miliardi di dollari. Questo comparto è stato favorito sul piano congiunturale dalla crescita economica mondiale che si è protratta ininterrottamente per quindici anni. Fino al 2000 è stata infatti registrata una crescita annua superiore al 7%, nonostante la considerevole "frenata" dovuta nei primi anni Novanta alla guerra del Golfo, seguita dopo qualche anno dalla crisi dei mercati finanziari dell'Estremo Oriente e dalla recessione giapponese nel 1997/1998.
Sempre sul piano congiunturale, ha giocato a favore dei produttori di beni di lusso, concentrati per la maggior parte in Europa, la forza del dollaro e dello yen, che facilita notevolmente le vendite di questi beni negli Stati Uniti e in Giappone. In particolare, i giapponesi hanno esteso la propria influenza al di fuori dei confini nazionali: è stato infatti stimato che gli acquisti effettuati dai turisti del Sol Levante hanno rappresentato il 20% del totale1. Un così fiorente mercato, che soltanto in questi ultimi mesi ha incominciato a mostrare sintomi di crisi in coincidenza con i timori di una possibile recessione negli Stati Uniti, non poteva essere trascurato dalla rete.

Il target.
Oltre che dalla generazione benestante dei baby boomers, una forte spinta alla richiesta di beni di lusso è venuta da una fascia di clientela giovane (la cui età è compresa tra i 25 e 35 anni) che ha manifestato un crescente "bisogno" di prodotti di alta qualità ed esclusività. La domanda è stata influenzata anche da una più diffusa tradizione del regalo per la maggiore indipendenza femminile: le donne hanno infatti imparato ad acquistare da sé il gioiello, l'automobile, l'abito di alta moda. Inoltre un numero sempre maggiore di uomini destina una consistente fetta del proprio reddito all'abbigliamento firmato e a prodotti per la cura della persona. Le aziende non sono rimaste a guardare: creando prodotti a prezzi relativamente più accessibili, hanno incoraggiato queste tendenze raggiungendo una clientela più giovane.

Le potenzialità della rete.
E' proprio a un target giovanile e con un potere di acquisto sempre maggiore, ma soprattutto in grado di utilizzare con disinvoltura le nuove tecnologie informatiche e assiduo frequentatore della rete, che oggi rivolgono la loro attenzione i produttori di oggetti di lusso nella loro strategia on line. Internet rappresenta un forte potenziale per l'industria del lusso, anche se non sembra destinata a sostituire completamente i tradizionali canali di vendita. Appena l'anno scorso, quando la crescita ancora sembrava inarrestabile, la banca d'affari Msdw (Morgan Stanley Dean Witter) prevedeva per il 2005 una quota di vendite attraverso la rete pari al 7-10% degli acquisti totali del settore lusso. Per Forrester Research, una delle società di ricerche più note nel settore industriale, non c'è spazio per i dubbi: entro il 2002 le vendite di beni di lusso effettuate attraverso il commercio on line arriveranno a toccare quota 90 milioni di dollari negli Stati Uniti, 57 milioni di dollari in Europa, 15 milioni di dollari in Asia: in totale 162 milioni di dollari, oltre 360 miliardi di lire. Nel primo trimestre 2000, secondo i dati diffusi dal dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, le vendite al dettaglio nei negozi tradizionali sono scese dell'8,9% mentre quelle di beni e servizi su Internet sono salite dell'1,2%, fino a rappresentare lo 0,7% del valore totale del commercio al minuto.
Tuttavia queste cifre hanno limitato la visuale su un fenomeno che interessa ormai ogni aspetto della vita quotidiana: secondo i dati elaborati da istituti di ricerca privati il fatturato dell'e-commerce in America è superiore di tre o quattro volte alla rilevazione fatta dalla pubblica amministrazione in quanto questa non considera le vendite di servizi turistici, di intrattenimento, di trasporto e di prodotti finanziari. Attualmente è proprio al mercato americano che si rivolgono i principali siti web che commercializzano beni di lusso: tranne Luxlook, che nella sua breve esperienza on line ha cercato di vendere i propri articoli oltre che negli Stati Uniti anche in Europa e in Giappone. Si punta a sfruttare lo sviluppo di Internet per ampliare la tipologia di clientela delle società: l'acquirente on line di prodotti di lusso, infatti, si può considerare come aggiuntivo rispetto al cliente della rete di vendita tradizionale. Un esempio classico è rappresentato da una persona di elevato reddito che non ha tempo di scegliere i prodotti in boutique e preferisce acquistare tramite la rete2.

Una domanda senza bisogno.
Il prodotto o il servizio di lusso è spesso (per non dire quasi sempre) svincolato dal reale bisogno. E' il concetto stesso di lusso. L'utente non avverte la necessità del prodotto in sé, tanto che spesso esso si può associare al superfluo. Ne consegue che la vera molla che porta all'acquisto di un prodotto di lusso non è come per altri un bisogno reale, impellente, ma quello che gli psicologi definiscono un "bisogno indotto". Molto spesso, insomma, ciò che ci induce all'acquisto di un prodotto di lusso è quella che i nostri nonni chiamavano "tentazione". E chi in questo caso ci "induce in tentazione"? I mezzi di comunicazione, i giornali, le televisioni, certo. Ma anche (e di più) la rete. Rispetto ai media generalisti la rete dà all'utente la possibilità non soltanto di far conoscere il prodotto, ma di associare a esso musica, immagini, commenti di opinion leader che stimolino quella che le moderne tecniche del commercio definiscono l'impulse economy: vedi e compri, senza star lì a pensarci tanto. L'acquisto, per questo settore, è dunque fortemente emotivo: visto e scelto il prodotto, basta un "click" per vederselo recapitare a casa entro pochi giorni.

L'importanza del web.
Alla base di ogni progetto è la consapevolezza della forza del marchio: è quest'ultimo che determina, almeno in gran parte, la differenza di prezzo, assicurando ampi margini di guadagno. Si capisce allora l'importanza per il successo di un sito dell'abilità nell'imporre un marchio a livello grafico e di design, e contemporaneamente nel gestirne la diffusione senza inflazionarne l'immagine. Per garantire la corretta gestione del marchio le società hanno esteso il controllo diretto a tutte le fasi della produzione, a differenza di quanto accadeva in passato, quando il controllo era limitato a un ristretto numero di attività, in quanto la realizzazione della maggior parte dei prodotti era concessa in licenza. In tale ottica, anche per lo spazio in rete vengono considerati di particolare importanza gli alti standard grafici. L'uso di presentazione in Flash, programma che permette di creare animazioni multimediali, e il design stesso del sito sono testimoni di un'impronta estetica tra le più seducenti della rete. Quasi a dire: il nostro sito, come i nostri prodotti, è arte. Le caratteristiche di un prodotto (design e innovazione) sono un elemento molto importante per la creazione di un marchio di lusso e la produzione diretta permette di elevare lo standard qualitativo anche se richiede forti investimenti nella formazione del personale.

Allo stesso tempo i prodotti necessitano di notevoli investimenti in marketing per garantire l'affermazione di un brand: avere il controllo su questi aspetti, dalla pubblicità alle vetrine dei negozi, significa assicurarsi tutti gli aspetti di un'identità del marchio; le vetrine dei negozi Gucci sono uguali in tutto il mondo e vengono cambiate contemporaneamente. La rete assolve così anche a questa nuova funzione, creare uno standard di marchio e di immagine unico per tutto il mondo: pensiamo alla scelta dei colori del theme plate (lo sfondo) del sito. Questa strategia assume maggiore importanza in relazione alla tendenza delle case di lusso di legare il marchio a un determinato stile di vita. E' nel trasmettere l'emozione di marca che la rete mostra tutte le sue potenzialità.
Lo stile di vita che sta alla base dell'acquisto di un prodotto di lusso deve trovare uno spazio mediatico adeguato. Sui media tradizionali vi è appena lo spazio per mostrare il prodotto, in rete invece ci si può soffermare sui contenuti, sulle descrizioni. Se questo è vero per i prodotti di largo consumo, lo è ancora di più per i beni per i quali sono necessarie informazioni numerose e dettagliate. Viaggi, arte, antiquariato, ma anche auto e apparecchi per la casa o tecnologici, necessitano di schede tecniche, di approfondimenti, di un corredo fotografico e informativo che dia all'utente Internet la sensazione di toccare con mano. Non a caso alcuni siti permettono di visitare e di "entrare" nell'atelier, di fare un tour virtuale che permetta di vedere le vetrine e il negozio come nella realtà. Si veda a tal proposito il sito di Bulgari. Infine acquisire il controllo diretto della distribuzione consente di sviluppare il marchio preservandone nel contempo il prestigio e l'esclusività, elementi fondamentali nella definizione di bene di lusso.

La contraffazione.
Il grosso rischio dell'e-commerce per i prodotti di lusso e di marca è invece rappresentato dalla contraffazione. Secondo uno studio di Cyveillance, il 4-8% dei siti che vendono prodotti Gucci, Rolex e Montblanc propongono falsi, anche se la loro qualità è superiore a quella degli oggetti venduti dagli ambulanti o nei mercatini della contraffazione. Ciò preoccupa molto i produttori che legano il valore dei propri prodotti al nome e che potrebbero subire un calo di immagine e di fiducia da parte dei clienti che si vedano recapitare prodotti di bassa qualità associati al loro marchio. La strategia seguita per arginare il fenomeno è stata quella di frenare il flusso dei prodotti verso siti generici. Si è scelto inoltre di limitare a uno o comunque pochi e-shopping la vendita dei propri prodotti e di fornire insieme a essi un certificato di garanzia rilasciato dalla casa che ne certifichi l'autenticità. Hermès ha concentrato nel negozio parigino di Faubourg Saint-Honoré i saldi distruggendo l'eventuale invenduto, Baume & Mercier ha fatto un'importante campagna stampa in America avvisando i consumatori di non acquistare i propri prodotti su Internet: un esempio seguito anche da Montblanc. A tal fine, è utile anche la segnalazione sul sito aziendale dei retailers on line che sono autorizzati alla vendita, presentando dei link verso gli stessi.

L'opinione degli esperti.
Il mercato on line dei beni preziosi interessa anche la banca d'affari Morgan Stanley Dean Witter, che ha pubblicato uno studio firmato da tre analisti: Claire Kent, Sarah MacDonald e Rupert Jones. Per aver successo on line, dicono gli esperti della banca d'affari americana, occorre saper vendere bene in termini di presentazione del prodotto, velocità ed evasione degli ordini. I consumatori di beni di lusso - scrivono i tre analisti finanziari - sono presumibilmente più esigenti e impazienti di quelli del mass market. Ma, nonostante i costi elevati, i benefici complessivi derivanti dall'e-commerce sembrano essere superiori agli aspetti negativi: «Riteniamo che Internet sia positiva per le aziende di beni di lusso - sostengono gli analisti di Msdw - nel senso che il web permetterà loro di comunicare lo stile di vita associato al marchio in maniera più efficace e di ottenere una migliore conoscenza della spesso misteriosa base di consumatori. Secondo noi, il business to business dovrebbe consentire alle aziende di diventare più efficienti e superare l'annoso problema di non avere in stock quello che viene loro richiesto. Il rischio maggiore è che Internet espone le aziende a un controllo imperfetto della distribuzione».

La strategia on line dei principali player.
I principali gruppi che operano nel settore del lusso hanno un proprio spazio on line, e di questi oltre la metà appartiene al vecchio continente. Accanto ai big anche marchi meno noti e in forte crescita in settori cosiddetti del nuovo lusso si presentano con un proprio sito. Ma l'attenzione maggiore è verso i più grandi produttori del comparto: un limitato panel di aziende che rappresentano il "core" dei beni di lusso: Bulgari, Gucci, Lvmh, Richemont, Tiffany, Hermès. E' una storia di successo quella delle sei società qui elencate: negli ultimi anni hanno fatto registrare un trend di crescita a due cifre. Il tasso d'incremento del giro d'affari è stato per tutte intorno al 20%, con una punta del 33% per Bulgari e del 25% per Tiffany, Hermès e Richemont. Per sostenere tali ritmi di crescita, e confortati dai buoni andamenti di vendita e successi di clientela, questi gruppi hanno messo a punto una particolare strategia on line. L'ampliamento della gamma dei prodotti sul sito rimane un fattore fondamentale per garantire nel lungo termine lo sviluppo e le potenzialità del marchio. La sezione catalogo on line è ricca di prodotti e per ognuno di loro è presente una scheda informativa. I big sanno anche però che l'incremento dell'offerta passa attraverso lo sviluppo dei brand, e conoscono le possibilità che la rete offre a tal fine. L'altra variabile importante per la crescita on line è il rafforzamento della rete distributiva tramite accordi con siti specializzati nella vendita on line e certificati dalla casa produttrice.

Fra i big Gucci sta attualmente affrontando la sfida dell'integrazione on the web delle griffe del proprio portfolio. Per il gruppo Gucci è indispensabile riuscire a gestire on line tutte le linee di prodotti in modo organico e coerente, per creare una comunità virtuale di utenti "fidelizzati" al proprio marchio. Un altro dei principali gruppi che hanno scelto di utilizzare a fondo la rete è Lvmh, che sta puntando alla leadership nel settore del lusso on line. Lvmh ha lanciato nell'ottobre del 1999 sephora.com e nel giugno 2000 e.Luxury. Entrambi i siti sono dei portali trasversali per la vendita di prodotti di lusso. Bulgari invece utilizza la rete principalmente per far conoscere e promuovere sul web la propria capillare rete di vendita e nuovi marchi del proprio gruppo. Tiffany ha deciso di limitare il proprio e-commerce ai soli Usa, mentre Richemont, tra i maggiori gioiellieri del mondo, ha dedicato una particolare attenzione al sito al fine di informare gli ambienti finanziari sulla società, mentre diffida dei canali di vendita on line. Tra i maggiori protagonisti a livello mondiale del mercato c'è però anche chi come Hermès nutre verso la rete un notevole pessimismo. Quest'ultimo, finora, non ha neppure aperto un proprio sito e ha fatto sapere che, nel caso si piegasse all'e-commerce, questo verrà limitato a cravatte, foulard e profumi, non certamente a pelletteria e prêt-à-porter. Comunque, on line si trovano in vendita o all'asta suoi prodotti.

Le stravaganze del lusso in rete.
E-commerce di lusso, extra-lusso, al limite dell'edonismo e del piacere: la rete accentua la sua caratteristica di collocarsi agli estremi e lasciarsi andare agli eccessi e alle stravaganze. Già dal nome si può capire la caratteristica di un sito tutto italiano come e-donistic, ricco di vere "chicche" e stravaganze costose come il set da barbecue in cervo a 1.600.000 lire, oppure il set di coltelli giapponesi Bonvivant a circa 2 milioni. Per tutti coloro che sono allettati dallo slogan impresso sull'home-page («libera il tuo edonismo»), il sito mette a disposizione una newsletter. Direttamente nella propria casella postale virtuale si possono ricevere tutte le novità in materia di piacere estetico derivante da oggetti come guanti in maglia di metallo per aprire le ostriche oppure cavatappi in madreperla.
Ancora su e-donistic, si può prenotare una suite da 3.500 dollari a notte all'albergo Las Ventanas al Paraìso a Cabo San Lucas in Messico, dove un suono di conchiglia avverte la gentile clientela quando le balene stanno transitando proprio di fronte all'albergo. In rete si può anche acquistare un Warhol originale (il prezzo non scende sotto i settanta milioni): lo mette in vendita Artnet, mentre le specialità culinarie si possono trovare da Dean & Deluca, il negozio dei vip di New York (costa circa 1000 dollari il set natalizio che comprende tartufi bianchi, fois gras, caviale Oscetra e salmone affumicato scozzese).

Su Lux Gallery si possono trovare il più recente yacht presentato al Salone di Genova, la superaccessoriata Mercedes a tiratura limitata, una fornitura di tartufi d'Alba. Collegandosi al sito di Technogym, si può usufruire del servizio Net trainer, che consente di trovare il proprio allenamento ideale, partecipare a lezioni di gruppo, affrontare avversari lontani, farsi guidare da esperti. Da LuxuryFinder, sito storico del lusso americano (recentemente rilevato da e-Luxury: il processo di aggregazione non ha risparmiato neppure questo settore), si poteva trovare di tutto: da un portacaviale-conchiglia preziosamente intarsiato (circa 900 dollari) al set di Grand Royal da 500 grammi di caviale Beluga (quasi 2.000 dollari), a una tela di René Magritte (155.000 dollari). Ma il vero lusso, proposto da LuxuryFinder, era permettersi un Boeing 737 personale, dotato di tre bagni con doccia, quattro camere da letto di cui una suite, una sala per riunioni con attrezzatura per teleconferenze e schermo al plasma da 44 pollici, fax e ricezione satellitare.

La Montenapoleone della virtualità è il sito e-Luxury: borse di Ferrè e gioielli di Bulgari, tutte le ultime tendenze in materia di arredamento e moda, gastronomia sopraffina e consigli per regali di "un certo prestigio". Sigari Partagas Royale a 300 dollari, impianti stereo Evett & Shaw da quasi 6.000 dollari, una moto "very cool" da oltre 30.000 dollari e, per il proprio cagnolino, una copertina in cachemire da quasi 300 dollari oppure una borsa di Vuitton per il trasporto dei quattro zampe a 1.000 dollari. Dedicato esclusivamente a vestiti e accessori, Luxlook ha riunito marchi di assoluto prestigio come Bulgari, Etro, Ferrè, Versace, Valentino e Paul Smith. Rimanendo in Italia, Peck non è da meno, offre cesti e regali di tutti i tipi, anche una singola bottiglia di vino scelta tra le 14.000 della sua cantina, magari uno Château d'Yquem del 1985 a oltre due milioni e mezzo. Per l'automobile bisogna andare su Cars Direct dove puoi costruire la tua auto su misura. Emerald Futures mette in vendita interi isolotti e possedimenti nel Mar dei Carabi: il costo può arrivare ai sei miliardi di lire.

Uno sguardo al futuro.
Dagli uffici dei manager ai salotti di casa, Internet sta occupando sempre più spazio nella vita quotidiana. Ciò comporta la creazione di luoghi virtuali pensati per consentire a un numero crescente di utenti di soddisfare facilmente i propri bisogni o piaceri, anche i più particolari come quelli legati al lusso. L'abbattimento delle barriere spaziali, l'opportunità di trovare in rete in modo immediato il prodotto, e soprattutto la possibilità di veicolare on line informazioni, stili di vita, valori, possono aprire nuovi scenari anche al settore del lusso.


Note

1 Fonte: www.luxgallery.it/comunicato24ore 52.asp

2 Fonte: Forrester Reasearch, anno 2000.