Echelon, sistema satellitare con cui gli Stati Uniti sono in grado di
controllare (spiare, in realtà) le comunicazioni attraverso ogni media
elettronico nel mondo, avrebbe avuto, come dire, un "uso improprio". Sarebbe
stato impiegato, come Telèma ha già segnalato altre volte, non solo nelle
funzioni d'ufficio, a protezione della sicurezza nazionale, ma anche in funzioni
meno nobili, per conferire alle aziende a stelle e strisce un vantaggio sleale
nella libera competizione di mercato.
In un'indagine realizzata da
un'apposita commissione del Parlamento europeo, presieduta dal portoghese Carlos
Coelho, e resa nota nel maggio scorso, questi sospetti avrebbero trovato precisi
riscontri: Echelon avrebbe spiato anche le aziende degli alleati europei.
L'Unione europea è indignata: sia perché alle accuse gli Stati Uniti continuano
a rispondere con un silenzio ostinato; sia perché, nel quadro dell'alleanza
militare e politica, Echelon doveva essere in qualche modo anche il "suo"
orecchio, sebbene completamente finanziato, allestito e controllato dagli
americani.
La vicenda, che sta creando con l'alleato americano tensioni di intensità raramente raggiunta in passato, impone una serie di considerazioni. Primo: a quanto pare in economia, come in amore, tutto vale. Non ci sono amici, solo competitori. Portato all'estremo, questo principio alla lunga genera problemi difficili da controllare. Secondo: la privacy, nell'era dell'informazione, ha un valore assoluto. E va tutelata con strumenti, tecnici e legali, ancora tutti da inventare. Terzo: se l'Europa vuole ambire a quel ruolo di primo piano che la sua economia le consente, deve evidentemente dotarsi di strumenti autonomi adeguati in ogni settore. Compreso quello della sorveglianza elettronica. L'indignazione va bene, ma poi bisogna mettere mano alla tasca per guadagnare sul campo quell'autonomia e quel rispetto cui giustamente aspiriamo.
Primi nello spionaggio, gli americani sono tuttavia a loro volta angosciati
dal problema della sicurezza elettronica. Secondo uno studio condotto nei primi
mesi del 2001 dal Computer security institute di San Francisco tra 538
responsabili della sicurezza informatica presso aziende, istituzioni, ospedali e
università concentrati soprattutto nella Silicon Valley, i crimini on line negli
Usa sono in aumento. L'85% degli intervistati ha infatti dichiarato che la
sicurezza dei propri computer ha subito violazioni negli ultimi dodici mesi. Il
70% che queste violazioni sono avvenute via Internet: con un aumento dell'11%
rispetto all'anno precedente. Il 31% (6% in più rispetto all'anno precedente),
infine, sostiene che le violazioni hanno interessato le reti interne, Intranet.
I reati più gravi riguardano lo spionaggio (il furto di informazioni
proprietarie) e la frode. Ed è significativo che la porta d'ingresso preferita
dai ladri sia proprio quella della grande rete, la medesima da cui entrano i
virus, altro grave problema di sicurezza.